Lavorare senza essere pagati è ormai la regola per i docenti precari supplenti. Da settembre, vengono chiamati nelle scuole per supplire malattie, gravidanze o assenze dovute ad altri motivi ma non prendono un centesimo di euro. Qualcuno di loro non ha ancora percepito nemmeno il pagamento della Naspi (la disoccupazione) e neanche quei pochi spiccioli per le ferie non fruite.
A denunciare questa situazione che vede sul banco degli imputati il ministero delle Finanze, sono i sindacati Flc CgilGilda, pronti ad azioni legali qualora il problema non venisse risolto nel più breve tempo possibile.

Secondo le due organizzazioni, la questione è burocratica e tecnologica. Da una parte l’amministrazione dello Stato continua a non voler programmare per tempo il fabbisogno occorrente per assicurare la regolarità delle liquidazioni spettanti in base ai contratti stipulati con la conseguenza che questa reiterata anomalia lede fortemente i diritti del personale più debole, quello precario, privandolo della sua principale fonte di sostentamento.

Dall’altro canto si tratterebbe di una questione tecnica: “Non stanno avendo gli stipendi – spiega Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil – perché il sistema informatico non funziona al meglio. Le segreterie, oberate di lavoro, sono allo sbando e sono costrette ad usare uno strumento che risulta essere farraginoso e complicato. Ci vogliono ore per immettere i dati. Alla fine a rimetterci sono i precari. Questo sistema dovrebbe consentire l’informatizzazione delle scuole ma in realtà non funziona. Spesso si blocca. Abbiamo chiesto di avere un immediato confronto ma nessuno si occupa di questa vicenda”.

Difficile dire quanti siano i supplenti brevi, ma si tratta di migliaia di persone indispensabili nelle scuole. “Ogni anno – specificano i vertici del sindacato – la responsabilità veniva scaricata alle scuole ma, dal momento che ora il pagamento avviene direttamente da parte del Mef, come per il personale a tempo indeterminato, non ci sono più scuse perché il problema è del governo che non effettua stanziamenti stabili e adeguati per le supplenze. La battaglia condotta in questi anni da Flc Cgil è stata quella di imporre al ministero delle Finanze il pagamento diretto delle supplenze, senza che le scuole dovessero attendere il finanziamento specifico e sufficiente sui propri Pos (Punti ordinanti di spesa). Ora che le scuole si devono solo limitare a trasmettere correttamente i contratti, la questione emerge con tutta evidenza e la responsabilità, che finora era stata scaricata sulle istituzioni scolastiche, è dell’amministrazione centrale”.

I precari potrebbero rischiare per altri mesi di non vedere un euro sul loro conto corrente bancario: nella previsione della nuova finanziaria 2016, i 60 milioni di euro giacenti dagli anni passati nei bilanci delle scuole per la liquidazione delle supplenze brevi, dovranno essere versati dalle stesse all’erario, invece di destinarli direttamente a ristorare questo capitolo di spesa che risulta sempre carente.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Piano Nazionale Scuola Digitale: non crediate che sia destinato agli alunni

prev
Articolo Successivo

Bimbo autistico non va più in classe dopo morso a prof: “La scuola non è preparata a casi così gravi”

next