Come siamo strani noi italiani: non ci vergogniamo a gettare per terra mozziconi di sigaretta, carta o gomme da masticare e neppure a buttare la monnezza dove capita (in particolare a Roma capitale). Non facciamo una grinza a lasciare che gli amati fedeli amici a 4 zampe depongano le loro torte puzzolenti (perché converrete con me che anche se la gente esce ufficialmente con l’attrezzatura atta alla raccolta, camminare sui marciapiedi è un percorso ad ostacoli).

Non proviamo neppure un brivido di pentimento quando per prendere un caffè sbattiamo l’auto davanti agli scivoli per le carrozzine o sulle strisce pedonali. Non ci vergogniamo a insultare per strada, a fregare il “prossimo tuo” come non faresti con te stesso ma… arrossiamo come bambini a chiedere la “Doggy Bag“. C’è da dire che la definizione non è il massimo perché evoca comunque il fatto che si chieda di portare a casa quello che è rimasto nel nostro piatto per condividerlo con il proprio cane ed era poi questa l’idea iniziale sdoganata come un modo, non certo stupido, per evitare sprechi alimentari.

Secondo un’indagine di Waste Watcher, l’Osservatorio nazionale sugli sprechi di Last Minute Market/Swg, oltre il 90% degli italiani ritiene che nei ristoranti avanzi una grande quantità di cibo: ovvero tre italiani su quattro sono consapevoli che il cibo o il vino avanzati al ristorante rappresentino uno spreco che può essere evitato, ma il 41% degli intervistati si vergogna a chiedere la sportina porta avanzi.

La sportina “porta avanzi” rimane quindi un freno alla diffusione di un’abitudine che in altri paesi è considerata del tutto normale.

A me è capitato, non raramente, di non riuscire a terminare un ottimo piatto servito magari in porzioni abbondanti e non mi sono fatta troppi problemi a chiedere di portarlo a casa anche se l’ultimo cane in famiglia è stata Nora, pastore tedesco femmina che mio padre aveva regalato a mia sorella e con cui giocavo da bambina.

Eppure, sempre secondo la ricerca, in Italia solo il 9% dichiara di farsi dare il cibo avanzato. Io proporrei di modificare il termine “Doggy Bag” e semplicemente pensare che magari quel buon dessert con crema pasticciera che abbiamo ordinato e che proprio non riusciamo a finire potrebbe diventare la nostra colazione all’indomani, riassaporando così la dolcezza della serata precedente.

A proposito di sprechi alimentari è molto interessante dare un’occhiata alle cifre diffuse dalla Fao: ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano. Il solo spreco di cibo in Italia ha un valore economico che si aggira intorno ai 13 miliardi di euro all’anno.

Si distinguono inoltre i Food losses (ossia le perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, principalmente in fase di semina, coltivazione, raccolta, trattamento, conservazione e prima trasformazione agricola) dai Food waste rappresentati dagli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, la distribuzione e il consumo finale. Sempre la Fao indica che sono 222 milioni le tonnellate di cibo buttato nei Paesi industrializzati, una cifra pari alla produzione alimentare dell’Africa Subsahariana (circa 230 milioni di tonnellate).

A livello europeo si sprecano in media 180 kg di cibo pro-capite all’anno; il 42% di questo sperpero avviene a livello domestico. Il Paese con maggiore spreco pro-capite è l’Olanda con i suoi 579 kg pro-capite all’anno; quello che spreca meno è la Grecia (44 kg pro-capite all’anno).

L’Italia si colloca circa a metà strada tra questi due Paesi, con 149 kg di cibo sprecato annualmente per persona. È interessante notare come la crisi economica abbia ridotto lo spreco di cibo del 57%. Per risparmiare infatti, gli italiani hanno iniziato a programmare meglio le proprie spese e i propri consumi, riducendo le quantità acquistate, riutilizzando gli avanzi e prestando maggior attenzione alle scadenze.

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Fonte CESVI

 

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