Massimo Moretti ha inventato Wasp per costruire case a basso costo destinate soprattutto ai Paesi in difficoltà, ma ora Big Delta, la stampante 3D più grande al mondo, restituirà alla collettività i tesori distrutti dall’Isis. E’ stato presentato a Roma durante la terza edizione del Maker Fair, il progetto ideato dall’associazione Incontro di Civiltà, presieduta dall’ex ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, in collaborazione con la Wasp di Ravenna, il consigliere per l’Innovazione della presidenza del Consiglio Riccardo Luna, l’archeologo Paolo Matthiae e la Fondazione Terzo Pilastro. L’obiettivo è quello di ricostruire in scala reale alcuni degli antichi manufatti devastati negli ultimi mesi dal califfato in Siria e in Iraq. Ad esempio il leone di Alat, che si trovava all’ingresso del sito archeologico di Palmira prima che i terroristi lo facessero esplodere: 3,5 metri di tesoro archeologico considerato “la statua più importante distrutta fino ad oggi dall’Isis in Siria”, secondo il direttore delle antichità e dei musei del Paese, Maamun Abdelkarim. O il lamassu di Nimrud, mitologico guardiano della città dal corpo alato di un toro e la testa umana nonché antica divinità mesopotamica, etichettato dai terroristi “un falso idolo” e perciò abbattuto a picconate lo scorso febbraio.

Chiave dell’iniziativa è proprio la stampante 3D di 12 metri che la Wasp di Ravenna, acronimo di World’s advanced saving project, ha inventato per stampare case in argilla complete in poche ore, a costi limitati e a impatto ambientale quasi zero. Tramite Big Delta “Incontro di Civiltà” vorrebbe ridare vita alle opere scultoree e architettoniche di inestimabile valore che i terroristi dell’Isis hanno devastato nel corso della loro avanzata tra Siria e Iraq. Come? Stampandole in scala 1 a 1.“Un dovere nei confronti della popolazione locale e dell’umanità intera”, ha detto Rutelli, “perché con le nuove tecnologie è possibile fare ciò che prima era impossibile”.

Punto di partenza saranno le immagini e gli studi fatti dalla comunità scientifica sulle opere distrutte, e poi, selezionata una prima lista di monumenti da riprodurre, si passerà alla stampa. “Sono falsi naturalmente”, ha detto l’archeologo Matthiae, “ma significa creare qualcosa che vuole restituire una realtà artistica e monumentale che è svanita per sempre”. Per non perderne memoria, insomma, anche se l’originale non esiste più. Il progetto ha già ricevuto il sostegno dell’Unesco, attraverso la campagna “Unite4Heritage”, e Wasp, già al lavoro con i dati raccolti negli anni dagli archeologi internazionali, spera un giorno di poter utilizzare, come materiale da stampa, la stessa polvere che l’Isis si è lasciata alle spalle devastando città e monumenti storici. “BigDelta, infatti, può operare a chilometro zero”, ha spiegato l’azienda, “e potremmo usare i materiali in loco per stampare le opere architettoniche e scultoree che i terroristi hanno ridotto in macerie”. Il progetto, presentato a Roma lo scorso 18 ottobre, è ancora agli step iniziali, tuttavia entro il mese di dicembre i primi prototipi a grandezza originale saranno già presentati nella Capitale, cioè il toro alato di Nimrud e il leone di Palmira.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Privacy, l’ultimatum dei Garanti europei agli Usa: o l’accordo o il giro di vite

prev
Articolo Successivo

Banda larga, “nel 2018 il 36,3% delle case non avrà accesso a connessione veloce”

next