Improvvisamente la crisi dei rifugiati è diventata l’argomento del giorno in Europa. In Italia – porto d’ingresso per antonomasia di chi fugge dall’Africa e dal Medio Oriente – se ne parla da anni. E’ bastato però che Angela Merkel decidesse di aprire le frontiere e presentasse la Germania come gli Stati Uniti del diciottesimo e diciannovesimo secolo – un paese pieno di opportunità dove chiunque è ben accetto – per scatenare il dibattito politico in Europa. Tema centrale: gli accordi di Dublino e lo status dei profughi. Secondo il trattato di Dublino costoro devono restare nel paese europeo d’ingresso, non possono muoversi liberamente all’interno dell’Unione Europea. Punto secondo, ai rifugiati politici non si può negare l’asilo mentre a chi migra solo per cercare lavoro è possibile dire di no.

Budapest, assalto alla stazione-12Da una parte sono schierati i paesi dell’ex Est europeo, con l’Ungheria e la Polonia in testa, che assolutamente non vogliono l’imposizione di nuove quote di profughi, come invece suggerisce la Germania e la Francia, schierati nel campo opposto. All’inizio del 2015, infatti, ci si accordò su una quota complessiva europea di 40 mila rifugiati che adesso Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea vuole portare a 160 mila. Ciò significa che tutti i paesi dovranno assorbire una quantità maggiore di profughi, cosa che i governi dell’ex est europeo non vogliono. Ma la Merkel li ha messi a tacere, almeno per ora, minacciando di mandare all’aria il trattato Schengen se non aderiscono.

Già proprio loro, le ex colonie sovietiche, liberate dall’egida comunista nel 1989 quando l’Europa occidentale aprì le frontiere, oggi vogliono tenere quelle loro ben chiuse.

E se anche fosse vero perché non farli entrare in Europa? Viene spontaneo chiedersi. In fondo tutto ciò è già successo. Gran parte di coloro che si trasferirono nei paesi occidentali dal 1989 in poi, quindi sullo sfondo del crollo del sistema sovietico, non erano perseguitati politici ma migranti economici, gente in cerca di lavoro e di una vita migliore. L’Europa questo tipo di immigrazione economica non solo l’ha già assorbita 25 anni fa, ma gli ha fatto comodo, quindi perché bloccarla oggi?

Se vogliamo per un attimo mettere da parte il problema umano ed analizzare la situazione economica possiamo tracciare un parallelo tra il 1989 ed il 2015. L’ingresso della manodopera proveniente da est nel 1989 rese possibile la caduta dei salari europei, quella che venne definita la corsa dei salari verso il basso. Per i paesi industrializzati come la Germania e la Francia fu una manna dal cielo, rese possibile il mantenimento dei tassi di profitto che altrimenti sarebbero scesi. Fu insomma un trionfo per il neo-liberismo.

Lo stesso fenomeno potrebbe verificarsi oggi, certamente la Germania, una nazione che sta invecchiando velocemente e che ha un tasso di crescita positivo, può utilizzare la nuova manodopera a buon mercato. Ed infatti la Merker si è detta disposta ad assorbire 800 mila profughi siriani, si badi bene la maggior parte dei siriani hanno un alto tasso di scolarità proprio come chi proveniva dagli ex paesi comunisti. Naturalmente oggi paesi come l’Ungheria o la Polonia non si trovano nella stessa situazione, anzi, la manodopera straniera farebbe concorrenza a quella locale all’interno dei confini dell’Unione.

I numeri sembrano convalidare questa tesi. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, fino ad oggi la guerra civile in Siria ha creato 6 milioni di profughi nel Medio Oriente di cui circa 4 milioni sono stati registrati come tali in alcune nazioni. Più della metà sono in Libano, Giordania, Iraq ed Egitto, un milione e novecentomila si trovano in Turchia e 24 mila nel Nord Africa. Vicino all’Europa dunque.

Interessante notare che i flussi di migrazione sono tutti verso l’Europa, nessuno ha intenzione di migrare nei paesi del Golfo, più vicini culturalmente a quello di origine. E questo nonostante gli emirati Arabi abbiamo stanziato più di mezzo miliardo di dollari in aiuti umanitari per i campi profughi in Giordania ed Iraq. E’ certo che le parole pronunciate dalla Merkel negli ultimi giorni incoraggeranno ulteriormente il flusso di migrazioni verso l’Europa. Un grafico pubblicato da Bloomberg mostra i flussi di migrazione attuali.

Come dice la Merkel i profughi troveranno in Germania o in Austria un lavoro ed una sistemazione e questo sarà benefico per l’economia neo-liberista di queste nazioni, tuttavia difficilmente il loro ingresso avrà gli stessi effetti su quella dell’ex est europeo e sulla periferia di Eurolandia. Ecco l’ennesimo dilemma economico su cui discutere riguardo all’Unione Europea!

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