levato 675

Togliere un figlio a una madre cattiva (uso il termine madre per indicare la figura di accadimento che però potrebbe essere il padre o altre persone) da un punto di vista psicologico è un non senso in quanto la relazione nei primi mesi di vita si svolge prevalentemente a livello inconscio, quindi non consapevolmente voluto, programmato o ragionato da lei stessa.

Definire per questo motivo la bontà o cattiveria della madre è impossibile in quanto proprio perché si tratta di relazione inconscia non è conosciuta e scarsamente conoscibile da parte di osservatori esterni. La madre si può essere macchiata dei più orrendi reati ma può essere allo stesso tempo una madre sufficientemente buona, come auspica Donald W. Winnicot, da consentire la nascita psicologica del figlio.

L’uomo a tutt’oggi non ha gli strumenti, e speriamo che non li abbia mai, per definire  cosa sia meglio per un figlio. Le casualità e le concomitanze della vita possono riservare a figli apparentemente sfortunati più opportunità e voglia di emergere rispetto a figli bamboccioni di famiglie apparentemente perfette. Quali terribili angosce si celino dietro il perbenismo perfetto, a volte, si svelerà solo nel seguito della vita. Per tutte queste ragioni da un punto di vista psicologico non ha senso ipotizzare di togliere un figlio a una madre e un padre che si sono macchiati di un delitto. I giudici possono pensare che la vita del nascituro sarà più difficile con due genitori carcerati ma loro non sono Dio e non possono sapere i destini imperscrutabili che accompagneranno questa nuova vita.

Si può e si deve togliere in casi estremi la patria potestà a uno o due genitori per compassione. Il termine indica l’idea che questo atto sia un patimento assieme ai genitori stessi che si attua per evitare al bambino danni irreparabili. Se ad esempio una madre divenisse demente, a seguito di un trauma o una grave patologia, e non ci fosse la possibilità di cure, per compassione si dovrebbe toglierle la cura del figlio per evitare che possa nuocergli. Se una madre affetta da paranoia delira ritenendo che il figlio sia il demonio e medita di ucciderlo per compassione, in attesa di poterla curare, si toglierà temporaneamente il figlio. La stessa cosa in caso di grave tossicodipendenza in stadi in cui la capacità di esercitare un  autocontrollo è compromessa e si riscontrano maltrattamenti verso il figlio.

Pensare di togliere un figlio come pena accessoria per un delitto, anche il più efferato, è una mostruosità psicologica in cui qualcuno si erge a giudicare qualcosa che non conosce.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Napoli, che ruolo ha la classe dirigente nel meridione?

prev
Articolo Successivo

La #buonascuola e la neolingua di Orwell

next