Si è fatto esplodere in una moschea ad Abha, capoluogo della provincia di Asir, in Arabia Saudita, dove le forze di polizia si riuniscono per pregare. Un kamikaze, secondo quanto diffuso dall’agenzia stampa di Stato, ha ucciso così 15 persone – tra i quali 12 agenti – e provocato il ferimento di altre 20 nel luogo di culto nel sudovest del Paese arabo, vicino al confine yemenita. Molte delle vittime appartengono alle forze di sicurezza di Riyad.

Riyad guida dal 26 marzo una coalizione militare impegnata a fermare i miliziani sciiti houthi nello Yemen, su richiesta del presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi, in esilio nella capitale saudita. Un episodio simile ma rivendicato dall’Isis, era già avvenuto il 22 maggio, quando un attentatore si era fatto esplodere durante la preghiera del venerdì in una moschea sciita, nel villaggio di al-Qadeeh nel governatorato orientale di Qatif, provocando la morte di venti persone. Soltanto una settimana dopo, il 29 maggio, un altro attentato ad una moschea di al-Damman aveva causato quattro morti.

 

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