Nato all’ombra della chiesa gotico-romana del piccolo villaggio di Santpedor, settemila abitanti e poco più, capoluogo di una delle 42 comarques (distretti) che compongono la Catalogna, l’attuale allenatore del Bayern Monaco Pep Guardiola alla sua regione è sempre stato molto legato, non solo calcisticamente. Arrivato alla Masia (il famoso centro tecnico delle giovanili del Barça) a soli 13 anni, ci è rimasto come giocatore fino ai 30, vincendo tutto quello era possibile vincere, e poi ci è ritornato come allenatore dal 2008 al 2012 portando a casa altri 14 trofei con uno stile di gioco unico e irripetibile, erroneamente ridotto a tiqui –taca e invece ascrivibile, secondo Sandro Modeo, al continuum di sovrapposizioni proprio delle particelle subatomiche dette quanti. Il legame di Guardiola con la Catalogna ha sempre ecceduto il calcio, ed è stato prima di tutto sentimentale e quindi politico: non è quindi una sorpresa l’annuncio della sua candidatura alle elezioni regionali del 2015 con la coalizione indipendentista Junts pel Sí (Insieme per il sì).

Già sostenitore attivo del movimento che nel settembre del 2012 portò oltre un milione e mezzo di catalani nelle strade di Barcellona per chiedere l’indipendenza, poi della vittoriosa candidatura dell’indipendentista Artur Mas, attuale governatore della regione, e infine tra i votanti al referendum dello scorso anno, oggi il nuovo omaggio alla Catalogna di Pep è la decisione di candidarsi in prima persona. Ovviamente, ha spiegato il tecnico, la sua è una scelta di orgoglio e di affetto, non avendo nessuna intenzione di accettare il seggio una volta eletto. Anche per questo, per rimarcare la portata esclusivamente simbolica del gesto, Guardiola ha deciso di candidarsi al 135mo e ultimo posto della coalizione Junts pel Sí – un accrocchio tutto politico che tiene insieme la destra di Convergència Democràtica de Catalunya (Cdc) e la sinistra di Esquerra Republicana de Catalunya (Erc) passando attraverso partiti e movimenti minori. Una coalizione dove il primo in lista è Raul Romeva, un economista marxista ed ecologista nato nella Madrid cuore del potere centrale da cui ora si vuole distaccare, e subito ribattezzato dalla stampa il Varoufakis catalano.

Una colazione che però porterà a essere nuovamente governatore l’uscente Artur Mas, proveniente dalle fila della destra, e che in pieno afflato leghista ha già annunciato la “secessione” entro i primi diciotto mesi del nuovo mandato. In vista delle elezioni del 27 settembre la Junts pel Sí è data prima nei sondaggi con una possibile maggioranza assoluta, nonostante il parallelo calo delle velleità separatiste nei pensieri della gente, ben davanti a socialisti e popolari in costante declino. Per questo le uniche forze in grado non di impensierire gli indipendentisti, ma di rosicchiare voti, sono i diversamente populisti di Podemos e Ciudadanos, con i primi che stanno già stringendo alleanze con gli storici partiti di sinistra e con i verdi e potrebbero ricevere presto l’endorsement del neo sindaco di Barcellona Ada Colau. Se il gioco del Barça è stato paragonato alla fisica quantistica, le spinte interclassiste all’indipendentismo e alla secessione che attraversano la Catalogna possono essere ascritte alla teoria del caos. Ma Guardiola sarà comunque defilato, e non a centrocampo a dettare i tempi di gioco.

Twitter @ellepuntopi

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