«Una discussione su come agisce l’Antimafia in casi come questi va fatta, il sistema non funziona. Va deciso come si farà dalla prossima volta e vogliamo ragionare in termini positivi». Parola del senatore del Partito democratico Franco Mirabelli. Che aggiungeva: «Nei prossimi giorni avvieremo una discussione su come l’Antimafia deve comportarsi nella verifica dei requisiti previsti dal codice». Un ragionamento chiaro, che il capogruppo del Pd nella commissione presieduta da Rosy Bindi  affidava mercoledì 10 giugno all’agenzia di stampa Adnkronos. Eppure, dopo il nostro articolo di ieri dal titolo “Antimafia, dopo gli attacchi alla Bindi il Pd vuole cambiare il codice etico dei partiti”, Mirabelli, in uno scambio di battute con il direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez, ci ha accusato su Twitter di aver pubblicato una «ricostruzione falsa» affermando che «nessuno mette in discussione (il) codice».
Ilfattoquotidiano.it conferma naturalmente tutto quanto riportato nell’articolo. Anche perché non siamo stati i soli a scriverlo. Sempre mercoledì scorso, per esempio, dando notizia della riunione della commissione, il “Corriere della Sera” scriveva, riportando, ancora, le parole del senatore del Pd: «Il capogruppo dem, Mirabelli, intende “lasciare traccia” nella seduta di stasera per evitare “il ripetersi di un pericoloso precedente”». Poi, sempre al “Corriere” Mirabelli aggiungeva: «Va valutato se e come la commissione deve intervenire sulla valutazione delle liste prima delle elezioni. Sicuramente non va ripetuta l’esperienza di queste settimane». Il senatore del Pd -scriveva ancora il “Corriere”- «propone di tornare all’antico quando si dava via libera all’analisi delle candidature solo dopo la chiusura delle urne». Ragionamento che presuppone ovviamente una modifica del regolamento approvato nel settembre scorso all’unanimità dai partiti e che non risulta essere stato smentito dal capogruppo dem in Antimafia.
Ma andiamo avanti. Il senatore Mirabelli non ha gradito neanche le parole del suo collega Tito Di Maggio dei Conservatori e riformisti italiani (Cri). Accusandolo di aver «mentito». Ieri, il senatore ex Scelta civica aveva dichiarato a ilfattoquotidiano.it: «Mentre si cercava di aprire il processo alla Bindi c’è stato anche il tentativo subdolo di inserire nella discussione il tema della rivisitazione del codice di autoregolamentazione». Ricontattato oggi, Di Maggio conferma: «Mirabelli ha chiaramente detto che nella prossima seduta bisognerà rivedere per il futuro il ruolo della commissione, su come deve andare avanti e procedere. Il che significava mettere in discussione il codice di autoregolamentazione che ci siamo dati. Io l’ho letto così. In ogni caso – aggiunge Di Maggio – il senatore Mirabelli alla prossima seduta della commissione espliciterà la sua posizione e se avessi capito male ne prenderò atto. Ma dalle cose che ha detto, a me è parso di capire così».
Ma cosa ha detto esattamente Mirabelli nella riunione della commissione Antimafia? Nel suo intervento, ascoltabile grazie all’audio pubblicato da Radio Radicale, e postato dallo stesso parlamentare dem su Twitter, il senatore ha spiegato che «per il bene di questa commissione la discussione, d’ora in avanti, va fatta su come interpretiamo quei compiti che la legge istitutiva ci attribuisce rispetto ai rapporti fra mafia e politica e rispetto alle liste (…) Abbiamo bisogno di un po’ di tempo per approfondire e mettere in campo altre ipotesi di lavoro». E, in un secondo passaggio, ha aggiunto: «È evidente che ci sia una discussione aperta sul futuro, che dobbiamo fare serenamente guardando agli errori che ci sono stati o che qualcuno pensa che ci siano stati».
Parole difficilmente equivocabili, dunque, sul codice di autoregolamentazione. Al punto che, anche un altro commissario dell’Antimafia e suo collega di partito nonché esponente della segreteria dem, come Ernesto Carbone, così commenta: «Concordo con Mirabelli sulla necessità di rivedere le procedure previste dal codice Antimafia». Difficile che abbia frainteso anche lui.
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