Si è impiccato nel sottotetto della canonica, dentro al campanile. Don Carlo Certosino, 54 anni, parroco della parrocchia di San Simone, nel quartiere residenziale di Ardenza, “non era più lui” dicono i fedeli. Il vescovo Simone Giusti, infatti, voleva trasferirlo in un’altra chiesa della città: un’operazione che sarebbe dovuta concludere il primo luglio. E ora spunta anche una lettera scritta pochi giorni prima del suicidio e indirizzata proprio al vescovo: “Caro vescovo, il trasferimento che hai deciso è solo l’ultima delle ingiustizie che ho dovuto subire in questi anni”. Poi l’affondo: “Adesso potrai esser contento, ma sappi che mi avrai per sempre sulla coscienza”. Le polemiche per la sostituzione del prete avevano raggiunto il loro apice il 9 maggio quando il vicario del vescovo don Ivano Costa lesse alla fine della messa il decreto di trasferimento. I circa 300 fedeli presenti contestarono la decisione con parole pesanti, tributando invece don Certosino – che aveva seguito la messa dal presbiterio – con un lungo applauso. 

Così ora la morte di don Certosino viene letta in città sotto un’altra luce. Don Certosino era a conoscenza da circa un anno che il prossimo 1 luglio si sarebbe dovuto trasferire. Il parroco però non ha mai digerito la decisione del vescovo e per questo lo aveva attaccato anche di recente: “Ho passato un anno terribile, questo spostamento lo vivo come una vendetta” si era sfogato l’11 maggio ai giornali. Il sacerdote aveva dichiarato di aver avuto in passato “divergenze forti” con monsignor Giusti “su questioni delicate che riguardano anche alcuni preti”. Il trasferimento a Santa Caterina? “Non ho niente contro quella comunità, ma è un posto adatto a chi inizia il sacerdozio”. Nel mirino anche lo stile “troppo autoritario” del vescovo, uno stile “lontanissimo da quello di papa Francesco”. Il vescovo ha subito trasmesso un messaggio di cordoglio: “Con immenso dolore il vescovo e il consiglio episcopale storditi, e stupiti, piangono la perdita di don Carlo. Ora è nelle mani di Dio e quindi è in buone mani. Sono mani che conoscono la croce e la disperazione. A queste mani affidiamo il nostro fratello sacerdote. Preghiamo per lui, per i suoi familiari, per la Chiesa tutta di Livorno”.

Nei giorni successivi alle polemiche e alle proteste di don Certosino il vescovo precisò però che “con don Carlo avevamo concordato tutto un anno fa” e di “essere dispiaciuto come un padre quando sente il proprio figlio dire delle bugie”. A metà maggio la diocesi aveva anche notificato al parroco un provvedimento “ammonitivo” per quanto avvenuto nelle celebrazioni eucaristiche del 2 e 3 maggio: “Al posto dell’omelia – si legge nel provvedimento firmato dal vicario giudiziale don Alberto Vanzi – don Carlo ha esortato i fedeli lì presenti ad assumere atteggiamenti di disobbedienza e di ribellione”. Il compito di un parroco dovrebbe infatti esser quello di “guidare il gregge che gli è stato affidato e non quello di eccitare i fedeli alla disobbedienza verso una decisione del vescovo”. La diocesi precisò inoltre che il parroco aveva rassegnato le dimissioni il 24 maggio 2014 “a decorrere dal 1 luglio 2015” e che il vescovo aveva accolto “paternamente la supplica di don Carlo di restare ancora un anno in parrocchia per far maturare in lui la decisione di trasferimento”. E’ proprio per questo che venne convenuta “con don Carlo la soluzione delle dimissioni post-datate, per altro conformi alla prassi canonica”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Pedofilia, uno dei nominati dal Papa contro il ministro dell’economia vaticana

prev
Articolo Successivo

Festa della Repubblica, a Verona la manifestazione dei nonviolenti

next