Leonarde Keeler testa la sua invenzione
Leonarde Keeler testa la sua invenzione

La leggendaria “macchina della verità” a quanto pare non funziona più come una volta. Dopo la conclamata scomparsa delle “mezze stagioni”, un altro colpo basso alle nostre granitiche convinzioni…

La storia del calo di prestazioni del “lie-detector” arriva da Antipolygraph, una delle più agguerrite organizzazioni che da anni in America chiede l’esclusione di questo genere di apparato dalle procedure di acquisizione delle prove. L’associazione avrebbe acquisito una serie di documenti riservati della Defense Intelligence Agency (Dia) che evidenzierebbero la possibilità – per spie, sabotatori e terroristi – di dribbling delle dinamiche di controllo sull’attendibilità delle dichiarazioni rilasciate nel corso degli interrogatori.

I testi della Dia del Pentagono confermerebbero la validità di certe tecniche di autodifesa che sono state descritte in un libro dell’associazione Anti-Polygraph che è disponibile gratuitamente online e in un altro manuale di cui è autore Doug Williams che – acquistabile in Rete – si intitola “How to Sting the Polygraph”.

Vero o non vero che gli espedienti illustrati nei volumi appena indicati, resta il fatto che il signor Williams risulta incriminato per aver insegnato a barare dinanzi all’apparecchiatura in questione. Il programma di screening varato dalla Dia e basato sul ricorso alla “macchina della verità” non avrebbe mai portato a grandi risultati e quindi per molti il dossier non fa altro che confermare i già ventilati sospetti di inefficacia dell’attrezzatura.

Tra i “fallimenti” storici del “polygraph test” si ricorda nel 2001 il caso di Ana Belen Montes, analista senior della Dia incaricata di approfondire le problematiche relative a Cuba e poi sospettata di essere un agente doppiogiochista al servizio di Fidel Castro. Addestrata dall’intelligence dell’Avana, la donna riuscì a superare il confronto con il “lie detector” ripetutamente nel corso della propria carriera, continuando a lavorare con mansioni delicate fino al suo arresto.

Un altro KO della soluzione in argomento risale al 2006, con l’interrogatorio di tre iracheni che portò al depistaggio delle ricerche di Saddam Hussein.

Scenari internazionali a parte, i professionisti dell’infedeltà coniugale possono tirare un sospiro di sollievo. Se il partner si presenta a casa con un simile aggeggio e pretende di fare domande imbarazzanti, basterà aver letto una delle due precedenti pubblicazioni per non correre rischi.

@Umberto_Rapetto

Commenti - Non perdere ogni mattina gli editoriali e i commenti delle firme Fatto Quotidiano.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Wifi sugli aerei: se i sistemi informatici a bordo sono a rischio hacker

next
Articolo Successivo

Start up: dal Veneto alla Silicon Valley l’app misura il tasso alcolico

next