Pasqua, Natale, Carnevale, il Primo maggio, ma anche l’Id al-Adha e l’Id al-Fitr. Se seguissimo l’esempio di New York, i nostri ragazzi starebbero a casa da scuola, non solo in occasione delle festività cristiane ma anche per due importanti date celebrate dai musulmani. Così ha deciso il sindaco Bill de Blasio per il prossimo anno scolastico 2015/2016. Un riconoscimento alla comunità islamica, una mano tesa verso chi professa la religione che venera Allah, una conquista per i migranti musulmani che rappresentano circa il 10% della popolazione studentesca della metropoli. La prima festa citata viene celebrata in tutto il mondo islamico: in questi giorni una norma islamica vieta qualsiasi tipo di ascesi e di digiuno, essendo considerati questi i “giorni della letizia”. L’Id al–Fitr , invece, costituisce la seconda festività religiosa più importante della cultura islamica, viene celebrata alla fine del mese lunare di digiuno di Ramaḍan, come segno di gioia per la fine di un lungo periodo penitenziale. Letteralmente il significato dell’espressione araba è “festa della interruzione” del digiuno. Due importanti appuntamenti per i musulmani paragonabili al Natale e alla Pasqua.

A New York, il sindaco, ha voluto riconoscerli dando in questo modo ai musulmani un ruolo nel tessuto politico e sociale degli Stati Uniti d’America. Nella pratica per risolvere i problemi organizzativi e assicurare il numero di giorni scolastici necessari, l’inizio dell’anno scolastico verrà anticipato di un giorno. A dire il vero De Blasio non è il primo: già in Massachusetts, in Michigan e in New Jersey hanno inserito le festività musulmani nei calendari scolastici. E ora il primo cittadino della Grande Mela è pronto a valutare il riconoscimento del Capodanno Lunare e della festa di “Diwali” celebrata dagli indiani. Diversamente è andata alla Montgomery County School dove dal 1970 la scuola veniva chiusa per Yom Kippur, la festa ebraica, vista la numerosa presenza di ebrei nella comunità. I musulmani hanno protestato chiedendo che venisse aggiunto al calendario anche la loro principale festività ma hanno ottenuto solo la cancellazione dal calendario scolastico di entrambe le feste.

In Italia il problema ancora non esiste: i calendari scolastici vengono fissati senza tener conto della presenza a scuola di bambini e ragazzi di altre fedi. Ma è chiaro che a breve dovremo fare i conti con questa questione: è corretto cancellare ogni riferimento religioso dal calendario scolastico o sarebbe meglio assicurare a tutti l’eguaglianza anche nel poter celebrare le proprie feste? Le nostre scuole sono ormai interculturali: riconoscere le date che hanno un significato per chi vive accanto a noi ogni giorno significa imparare ad avere un’apertura culturale, fare in qualche modo un “viaggio” in altri Paesi. Nella mia classe non si sta a casa per Id al Fitr ma in aula c’è un calendario interculturale che ci permette ogni giorno di “festeggiare” e “conoscere” la ricchezza altrui. Senza pregiudizi.

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