L’astuzia della ragione storica qualche volta sembra giocare con i calcoli e le previsioni degli uomini. E’ abbastanza sorprendente che nelle scorse settimane sia stata data notizia di un piano elaborato da Henry Kissinger (dal suo ufficio?) quando era segretario di Stato con il presidente Ford, per una soluzione radicale con impiego militare della dittatura castrista proprio in coincidenza con l’annuncio ufficiale del disgelo diplomatico fra gli Stati Uniti e Cuba.

Vittoria della diplomazia, questa? Debolezza di un grande diplomatico offeso dalla caparbietà di Castro di allora, quella? C’è nella vicenda di Kissinger una parabola che esemplifica in larga parte la graduale presa di coscienza del governo americano delle sue potenzialità e del suo modo di essere e agire sui teatri internazionali.

Henry Kissinger è certo un personaggio che più di altri ha contribuito a rendere il XX secolo, sotto il profilo politico, il “Secolo Americano”. Chi pensa che nella scansione temporale sia arrivato il momento di passare la mano, di fare i conti con le potenze emergenti che potrebbero scalzare la supremazia americana non è abbastanza realista da valutare la debolezza intrinseca (economica, culturale, geopolitica) delle potenze del cosiddetto Bric o della stessa Europa sulla quale sarebbe ingiusto infierire.

Kissinger è stato l’intellettuale che ha avuto il destino invidiabile di incarnare, nei ruoli che ha ricoperto, le sue idee o meglio la sua idea.

Il suo miglior libro è la tela degli accordi che ha costruito nella sua carriera. E’ noto che quello che sarebbe diventato il futuro segretario di Stato di Ford si laureò ad Harward con una tesi di laurea, poi pubblicata, intitolata Diplomazia della restaurazione che è uno studio approfondito del Congresso di Vienna. Kissinger focalizza la figura di Clemente Von Metternich, il ministro degli esteri Austro-ungarico.

Quale fu l’abilità del principe di Matternich? Secondo Kissinger, Matternich riuscì a fare del Congresso di Vienna non il banco di accusa contro la Francia: punì Napoleone ma non punì la Francia, separò le responsabilità politiche e militari di Napoleone dal ruolo storico della Francia della restaurazione che entrò così a far parte da protagonista del nuovo equilibrio europeo. Questo perché – sembra suggerire Kissinger – una grande potenza si pone come obiettivo non di vincere (o stravincere) ma di costruire un equilibrio di potenze che persista nel tempo.

Una lezione da meditare, sempre.

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