Niente più Sintonia in Autostrade. I soci della holding che controlla Atlantia (la ex Autostrade) e che fa capo alla famiglia Benetton hanno deciso di non rinnovare più il patto parasociale che li vincolava e di risolvere l’accordo alla sua naturale scadenza prevista il prossimo giugno. Di conseguenza le passività della finanziaria insieme al suo unico asset, il 45,56% del concessionario autostradale quotato, sarà suddiviso tra gli azionisti. Che sono, oltre ai Benetton (66,4%), il fondo sovrano di Singapore col 17,68%, Goldman Sachs (9,98%) e Mediobanca (5,94%). La decisione era nell’aria da tempo e adesso è stata ufficializzata con le disdette arrivate dai singoli azionisti. La scissione delle attività e delle passività sarà efficace entro il mese di giugno del prossimo anno e, nel caso in cui non dovesse essere completata entro il 21 di quel mese, “è previsto che il patto sia prorogato fino alla data di effettiva efficacia della scissione, ma comunque non oltre il 21 settembre 2015“. Più da vicino, ha spiegato Sintonia “nei prossimi mesi sarà avviata la procedura per una scissione parziale, ad esito della quale una quota delle attività e delle passività sarà assegnata a tre beneficiarie interamente possedute (una per ciascuno) dagli azionisti di Sintonia diversi da Edizione (Benetton, ndr), in modo tale che il valore del patrimonio netto di ciascuna beneficiaria sia pari al pro-quota del patrimonio netto attribuibile ai rispettivi azionisti di Sintonia. Edizione rimarrà invece azionista unico di Sintonia post-scissione”. Per effetto dell’operazione, la mappa dei soci di Atlantia dovrebbe vedere la famiglia Benetton entrare in possesso di una quota del 30,25%, seguita dal fondo sovrano di Singapore con una partecipazione dell’8% circa, Goldman Sachs del 4,5% e Mediobanca del 2,7 per cento.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Confindustria: ‘Corruzione, 300 miliardi persi in 20 anni. 2015, stop a recessione’

prev
Articolo Successivo

Antitrust multa 6 tour operator, non rimborsarono viaggi in Egitto annullati

next