Recip Erdogan, pretendendo di conformarsi a precetti religiosi, ha affermato che le donne non sono uguali agli uomini e non potrebbero dunque ricoprire le stesse posizioni. La confusione fra leggi dello stato e precetti religiosi ritorna ora prepotentemente in Turchia dopo il progressivo abbandono della idea di laicità voluta da Kemal Ataturk.

Giovani Turchi

 

Si afferma spesso che nelle società islamiche manca un concetto di laicità dello stato. La laicità dell’Occidente trova le sue origini nello stesso insegnamento di Cristo: “Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. È tuttavia un principio che appartiene chiaramente al cristianesimo delle origini e che discende dalla idea di libertà tipica del messaggio cristiano. Scriveva Tertulliano: “E’ di diritto umano e di libertà naturale, per ciascuno, di praticare il culto secondo quanto egli crede, né ad alcuno è di impedimento o di giovamento la religione di un altro. Né compete alla religione di costringere alla religione, che deve essere scelta spontaneamente”.

Papa Gelasio alla fine del V secolo d.C. ribadisce in modo inequivocabile che il potere dell’Impero e quello del Papa sono indipendenti e diversi. Del resto già il papa Clemente, alla fine del primo secolo d.C., invitava a rispettare la pubblica autorità la cui influenza era diversa da quella del pontefice, di carattere invece prettamente spirituale. Il cesaropapismo o viceversa l’affermazione di un potere temporale della chiesa, sono state deviazioni “umane” rispetto alla chiarezza di un messaggio di fondo. Le radici della laicità dello stato si ritrovano nel grande dibattito medioevale. Ockham reclama la legge di Cristo che è la legge della libertà. Giovanni di Parigi nega che il papa potesse arrogarsi la pienezza dei poteri, affermando il diritto degli individui alla proprietà come diritto fondamentale del singolo anche nei confronti della chiesa. Dante nel de Monarchia afferma chiaramente che l’Impero mira al bene comune, la Chiesa alla beatitudine celeste. Decisivo poi Marsilio da Padova secondo cui il potere degli stati deriverebbe immediatamente dal popolo, riprendendo così quella tradizione ben presente nella codificazione di Giustiniano che risaliva alla antica repubblica romana. Sono dunque antiche le radici della laicità dello stato che è uno dei principi cardine dell’Occidente. Tuttavia è interessante proprio la testimonianza di Marsilio, per certi aspetti il fondatore della concezione moderna dello stato. Ora Marsilio da Padova aveva subito il forte influsso dell’averroismo e del principio della doppia verità, religiosa e scientifica, non necessariamente coincidenti, della separazione netta fra ragione e fede. Marsilio venne scomunicato come eretico da una chiesa che aveva smarrito il valore della laicità originaria e della indipendenza dello stato e del potere terreno. Averroè riteneva che la verità potesse essere raggiunta sia attraverso la religione rivelata sia attraverso la filosofia. Seguiva cronologicamente lo sforzo di Avicenna di riconciliare le posizioni della filosofia razionale con l’Islam. Entrambi avevano riscoperto il pensiero aristotelico.

Averroè era un arabo nato in Spagna, osservante mussulmano, Avicenna un persiano, fedele maomettano. Non possiamo tollerare le posizioni di Erdogan, dobbiamo auspicare che moderni e coraggiosi Averroè siano capaci di conciliare Islam e stato moderno, per evitare sempre più ampi e catastrofici conflitti di civiltà.

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