La tre giorni del M5S al Circo Massimo non ha dato probabilmente tutte le risposte auspicate da pochi commentatori obiettivi ed in buona fede ma certamente non è stato il flop preannunciato dai media, non ha imposto investiture giornalisticamente scontate, non ha negato critiche e dissenso interno, anche se alla fine Pizzarotti non ha parlato dal palco.

I vuoti scontati della prima giornata su cui hanno indugiato molto a lungo le telecamere che dovevano registrare la débacle della “sterile” opposizione “congelata” si sono riempiti di elettori, simpatizzanti, militanti e cittadini entusiasti o critici, “talebani” o “dialoganti” che hanno ascoltato, hanno domandato, hanno raccolto firme e hanno pure contestato.

Naturalmente, come è risultato impossibile liquidare con il mega-titolo “fallimento” l’iniziativa voluta in primis da Grillo e Casaleggio, l’attenzione mediatica  è progressivamente scemata e dalle copertine dei Tg, dalle testate on line, dalle prime pagine l’immagine potente del Circo Massimo gremito e festoso di domenica si è volatilizzata.

L’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sulle invettive di Grillo contro la “peste rossa” che sommerge anche Genova o sulla pantomima della “marcetta” indirizzata a Napolitano, solo uno scherzo, una licenza comica secondo l’autore. Sulla road map politica rilanciata da Di Maio, dal rispetto delle regole per gli eletti al diritto-dovere di fare un’opposizione anche ostruzionistica, fino alle misure economiche su euro e reddito di cittadinanza qualche accenno en passant.

Tra chi ha rivolto poche e chiare richieste al M5S alla vigilia del Circo Massimo c’è stato Marco Travaglio che ha invitato il movimento a non concentrarsi esclusivamente sugli internauti e a non lasciare gli over 45 in totale balìa dell’informazione televisiva, quella che Grillo senza esagerare molto definisce semplicemente “addomesticata”. L’obiettivo di darsi finalmente dopo quasi due anni di opposizione, liquidata ripetitivamente come “sterile” o “immatura” (vedi Boldrini) o biecamente ostruzionistica (vedi Renzi), una serie di portavoce capaci scelti da eletti e iscritti in assoluta trasparenza è di primaria importanza per comunicare attraverso la Tv con i tanti elettori reali e potenziali fuori dal web.

E l’altra fondamentale priorità è cercare tutte le convergenze possibili e praticabili per fare opposizione date le condizioni alquanto impervie, per usare un eufemismo, visto che stando ai sondaggi dell’ultima ora il consenso per il “decisionismo” renziano, dopo il voto con fiducia del Senato, sarebbe ancora crescente.

Anche Elisabetta Gualmini, analista non indulgente con il  M5S e spesso ipercritica nei confronti di Grillo, dopo aver osservato sul La Stampa che con la fine di Bersani: “Grillo ha aperto la porta a Renzi un osso un po’ più duro” e ha paradossalmente “generato” gli anticorpi contro se stesso”, aveva individuato in organizzazione, leadership intermedie e programmi “tre grandi problemi irrisolti”.

Ovviamente non era pensabile che un grande appuntamento per incontrarsi, confrontarsi e mostrarsi al paese in un momento non propriamente facile potesse dare risposta in tre giorni a tali questioni.

Ma proprio perché “non sarà una sfida facile portare avanti il sogno dell’Italia a 5 Stelle” e  “lo spazio elettorale c’è” in quanto sono molti quelli convinti, come sottolinea la politologa Gualmini, che “Renzi ‘sloganizzi’ tutto senza aver cambiato di una virgola le drammatiche condizioni del paese” è a tutti questi che occorre parlare in modo coerente e adeguato.

E Grillo che ancora non è pronto per farsi parcheggiare al parlamento europeo accanto a Mastella, come ironizza, deve capire che il suo blog non è tutto e non arriva a tutti, tantomeno ai suoi elettori meno giovani e che l’opposizione non si può sempre fare da soli e contro tutti.

Il bilancio di questi tre giorni e “la qualità” della copertura mediatica dovrebbero rafforzare l’esigenza di una riflessione non più rinviabile in questo senso.

 

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