“Martedì andremo là a spalare, anche perché i nostri parlamentari sono abituati a spalare merda in Parlamento”. Beppe Grillo chiude la tre giorni al Circo Massimo con un pensiero per la sua città, Genova, che in questi giorni sta lottando contro l’acqua e il fango che l’hanno sommersa nella notte tra giovedì e venerdì. Una promessa al capoluogo ligure ma anche un’avvertimento alle giunte di centrosinistra (la “peste rossa”) che hanno governato negli ultimi anni e che, a suo dire, sono le prime responsabili della tragedia. “Domani con i parlamentari M5S, mi hanno detto quasi tutti di sì, andremo a Genova“, annunciava il leader del movimento nel primo pomeriggio conversando con i militanti. Poco dopo cambiava la data, ma non la sostanza: “Andremo martedì a Genova a spalare, anche perché i nostri parlamentari sono abituati a spalare merda in Parlamento. Che sia merda in Parlamento o fango a Genova non fa differenza. Domani non si può perché hanno dato Allerta 2, vuol dire che non è più il caso”. 

La risposta di Matteo Renzi arriva poco dopo le 17: “Adesso tutti a strapparsi le vesti, tutti a indossare la faccia contrita d’ordinanza. Ma diciamoci la verità: del dissesto bisogna occuparsi quando non ne parla nessuno, non quando ci sono i titoloni in prima pagina che tra poche ore saranno già dimenticati – scrive il presidente del Consiglio su Facebook – (…) non manca e non mancherà il sostegno del Governo e penso innanzitutto a quei commercianti che hanno preso il mutuo per pagare i danni del 2011 e sono di nuovo da capo. Ci saranno forme di ristoro anche per i privati, è giusto e doveroso e urgente. Non voglio che si arrendano, noi stiamo concretamente dalla loro parte. E non semplicemente con le pacche sulle spalle. (…) Ma se vogliamo essere seri, se vogliamo evitare le passerelle e le sfilate da campagna elettorale, l’unica soluzione è spendere nei prossimi mesi i due miliardi non spesi per i ritardi burocratici”.

Ma la passerella è cominciata da tempo. Lo stesso Renzi contribuisce ad alimentarla: “C’è bisogno di sbloccare i cantieri, come abbiamo iniziato a fare con l’unità di missione”, scrive Renzi, facendo riferimento agli ostacoli che hanno impedito di utilizzare i 34 milioni a disposizione per mettere in sicurezza il territorio. Poi cominciano i riferimenti a quanto fatto e quanto farà il governo: “Di superare la logica dei ricorsi e controricorsi che rendono gli appalti più utili agli avvocati che non ai cittadini, come abbiamo previsto con il disegno di legge delega sulla Pubblica amministrazione. Di coordinare la protezione civile con un maggior ruolo del livello centrale come prevede la riforma costituzionale del titolo V. Si chiamano Sbloccaitalia, riforma della P.A., riforma costituzionale, riforma della giustizia, cantieri dell’unità di missione le priorità per l’Italia che vogliamo”.

Ancor prima ad utilizzare l’argomento Genova per polemizzare con il governo era stato Luigi Di Maio. Saluta i sostenitori presenti al Circo Massimo, il vicepresidente della Camera ha preso di mira le spese del governo per gli armamenti: “Questo governo investe 43 miliardi in armamenti – dice – e solo due nella sicurezza del territorio”, riferendosi all’ultima tragedia di Genova, “noi non avremmo mai investito in armamenti”.

Anche Maria Stella Gelmini usa toni da campagna elettorale: “Trovo stucchevoli e ipocrite le polemiche innescate contro le strutture burocratiche per la grave sciagura che ha colpito Genova. Tutti sappiamo che non c’è ufficio o incarico pubblico su cui la politica non dica una parola decisiva. Tutti sappiamo che la paralisi burocratica è figlia delle decisioni politiche e legislative, a tutti i livelli di governo – scrive l’ex ministro dell’Istruzione su Facebook – per questo motivo inviterei tutti a smetterla di puntare il dito contro gli apparati pubblici, in questo modo si alimenta soltanto il sentimento di ostilità verso la politica e si porta acqua al mulino di Grillo e del qualunquismo”.

Anche Daniela Santanchè scende nell’arena: “Quella di Genova non è una tragedia della natura: è una tragedia della burocrazia, della giustizia amministrativa, della politica, degli amministratori – dichiara la deputata di Forza Italia, intervenendo a L’Arena su Rai1 – al sindaco Doria, che appartiene a quelli della rivoluzione arancione, come De Magistris, che dicevano che tutti erano incapaci e loro erano quelli dell’efficienza, dico: “scusi sindaco, i soldi c’erano, siccome si è venduto ai suoi elettori come colui che avrebbe cambiato il mondo rispetto alle altre amministrazioni, come fa ad andare in giro per le strade di Genova?”. 

Anche Corrado Passera ne approfitta per fare un po’ di pubblicità al suo nuovo soggetto politico: “Se il capo della Protezione Civile dice che lo Stato è impotente e non sa difenderci, che insegnamento riceve il Paese? #AlluvioneGenova”, scrive su Twitter il fondatore di Italia Unica, in riferimento all’intervista in cui Franco Gabrielli aveva detto che in questo momento “lo Stato è impotente” e non è in grado di tutelare le vite dei cittadini”. Passera ringrazia, poi, i cosiddetti angeli del fango per i loro sforzi: “Gli angeli del fango stanno ripulendo con amore la città, ma resta lo sporco delle responsabilità e dell’incapacità“.