Nella terra di Cottarelli, al tempo della spending review. Tre (su 18) le partecipate degli enti locali cremonesi (all’ombra del Torrazzo i natali dell’economista, nel ’54) con i conti in rosso. Tra le oltre 5.200 aziende compulsate da commissario alla riduzione della spesa pubblica Carlo Cottarelli, sono quasi 1.500 le società pubbliche che nel 2012 hanno fatto registrare un rendimento negativo, al netto di quelle il cui bilancio è rimasto off-limits pure al governo. Ma chissà che avrà pensato l’ex dirigente del Fondo Monetario, che torna sempre volentieri a Cremona (già due volte da quando è stato confermato nell’incarico da Renzi), quando ha visto i conti in rosso di Aem Spa, la municipalizzata, con l’ultimo consuntivo a disposizione che ha fatto registrare un segno meno per 1 milione e 899mila euro e un indice Roe (rapporto tra risultato netto e mezzi propri) altrettanto negativo (-1,68%).

Vita difficile avranno Aem e le partecipate in generale: da una parte il censimento in corso di effettuazione, propedeutico all’intervento governativo finalizzato alla liberalizzazione dei servizi con l’apertura del mercato di gas e elettricità; dall’altra la volontà di molte amministrazioni, Cremona è tra queste, di sfoltirne i consigli di amministrazione. Situazione ben peggiore, osservando la perdita per unità di capitale investito, quella in cui versa la fondazione che gestisce il Ponchielli, il massimo teatro cittadino. Roe che si attesta a -7,8% e bilancio sotto di oltre 57 mila euro. Non figura nell’elenco finora prodotto da Cottarelli un altro grande malato, tra le istituzione storiche cremonesi: l’istituto musicale Monteverdi, che ogni volta fatica a fare quadrare i conti.

Terza partecipata in perdita, la società Stradivaria, spin-off di Centropadane – quest’ultima è la spa che gestisce l’autostrada Piacenza-Brescia. Stradivaria, invece, con un patrimonio netto nel 2012 di 18.336.670 euro, una perdita di quasi 400.000 euro e un Roe di -2,12, è la società che dovrebbe realizzar l‘arteria autostradale Cremona-Mantova, tanto attesa dal territorio.

Tornando a Cottarelli, alla sua famiglia, il padre di Carlo, Celeste soprannominato Celo, fu legato in passato, essendone stato per un breve periodo commissario, alla Cremonese, la squadra di calcio cittadina. Un rapporto complesso, una missione impossibile allora come oggi che si ‘tramanda’ di padre in figlio. Ma che ieri riuscì, e oggi e ancora lontana dal realizzarsi. A causa, anche ma non solo, di una convivenza assai difficile tra Cottarelli junior ed il presidente del Consiglio. Con il primo che pungola, seppur velatamente, l’ex sindaco di Firenze (non si autorizzano spese, è il ragionamento, senza prevederne in anticipo le coperture). E il secondo, invece, che lo schernisce: la spending continua anche se va via. Correva il ’67, quando la Cremonese toccava il punto più basso della sua storia e venne commissariata per due anni. Due ‘moribondi’: la squadra della città e il Paese. La Cremo ha rialzato la testa: raggiunse, e ci restò per quattro stagioni, addirittura la A dalla serie D.

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