Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, in vista delle elezioni per il nuovo presidente della Figc che si terranno lunedì 11 agosto e che vedono contrapposti Carlo Tavecchio e Demetrio Albertini, prevede un colpo di scena. “La Federcalcio avrà un presidente? Prevedo un finale a sorpresa, non tanto sul risultato ma sulla governance”, ha detto in un’intervista a la Repubblica e a Il Messaggero. “Sono sincero: non escludo ci possa essere uno scoop dopo le elezioni”. “Magari entro l’11 agosto, magari subito dopo – ha anticipato – Non posso dire altro. Solo che mercoledì stacco tutto e vado in ferie, ma ho pronto un piano B: se serve rientro subito a Roma. Il senso di responsabilità prima di tutto”.

Per Malagò “il programma di Tavecchio è coraggioso e innovativo. Io però gli ho detto che non riuscirà ad attuarlo. Gli ho detto che ha troppe cambiali da pagare”. “Lui – ha proseguito Malagò – mi ha giurato che non ha vincoli con nessuno, stiamo a vedere. Per ciò che riguarda Albertini, la sua candidatura e la sua vittoria sarebbero di per sé una grande novità. Ma ritengo difficile il suo successo”.

Il presidente del Coni vedrebbe di buon occhio il commissariamento – attuabile nel caso in cui i due candidati si ritirino dalla corsa – “sarebbe positiva perché potrebbe realizzare cose che un presidente eletto non riuscirebbe nemmeno a proporre. Sarebbe invece negativa perché creerebbe un precedente pericoloso nel non rispettare l’autonomia della Federazione”, osserva il numero uno del Coni. Per Malagò “il calcio italiano va resettato. Tutto quello che sta succedendo – ha dichiarato – crea difficoltà e mi imbarazza moltissimo. Ho sempre fatto presente al mondo del calcio che tante cose non solo non mi andavano bene ma andavano nella direzione opposta”.

Intanto continuano gli attacchi e le prese di posizione contro il numero uno della Lega nazionale dilettanti. E’ intervenuto direttamente il presidente della Juventus Andrea Agnelli: “Non c’è nessun piano né idea condivisa sulla direzione che il sistema calcio dovrebbe prendere. Alle elezioni della Figc abbiamo un candidato che parla di giocatori che mangiano banane anziché delineare le sue proposte per farci progredire”.

E anche Sky, in un documento interno all’azienda, si schiera contro l’elezione di Tavecchio alla guida della Figc. Un nome troppo “politico”, che ha contribuito ad aggravare la difficile crisi del calcio italiano. In più – prosegue una nota confidenziale recuperata dall’Adnkronos – il presidente della Lega nazionale dilettanti – potrebbe non avere le competenze adatte per gestire l’industria del calcio. E ancora, il 71enne Tavecchio non può rappresentare un esempio per le nuove generazioni, soprattutto dopo la sua frase razzista sui “mangia-banane” e le “numerose condanne” collezionate. Per l’azienda di Rupert Murdoch, il nome ideale alla guida della Federcalcio dovrebbe essere di “rottura“. Ma nel documento, l’analisi dell’emittente si spinge oltre l’elezione dell’11 agosto, allargando lo sguardo a tutto il sistema calcio.

“La necessità di rinnovare i vertici della Federcalcio – si legge nel documento – scaturita dalle dimissioni di Abete in seguito all’eliminazione della nazionale italiana dai Mondiali, può rappresentare un’opportunità per l’avvio di un più ampio processo di riforma del sistema calcio italiano”. Un processo, secondo l’emittente “estremamente complesso, che abbraccia e coinvolge una molteplicità di aspetti, ma inderogabile per assicurare la sopravvivenza stessa di un’industria che incide per l’1,6% sul Pil nazionale”.

Sul piatto c’è ovviamente l’elezione del nuovo presidente della Figc, un appuntamento a cui anche Sky guarda con molto interesse. “Certo – si legge ancora – è difficile immaginare che le istanze di cambiamento provengano dalle persone che alla crisi di sistema hanno contribuito. L’eventualità dell’elezione di Tavecchio, ad oggi il nome che pare riscuotere la maggioranza dei consensi nel sistema Figc, non è un segnale incoraggiante. E questo non tanto per l’età anagrafica del candidato (71 anni), ma perché rappresenta vecchie logiche gestionali. In primo luogo, non rappresenta il ‘nuovo’ ed è quantomeno corresponsabile dell’attuale stato di crisi sistemica: è in Federazione da circa 30 anni, da 15 alla guida della Lega Nazionale Dilettanti”.

“Secondo – continua ancora Sky – non è un uomo di sport, ma figlio di una gestione ‘politica’ dello sport; terzo, ha sempre gestito la Lnd e potrebbe non avere le competenze adeguate alla guida di un’industria multinazionale quale il calcio moderno deve essere; infine, difficilmente potrebbe rappresentare un ‘esempio’ per le nuove generazioni, anche alla luce delle numerose condanne ricevute per diversi reati (falso in titolo di credito, evasione fiscale, omissione di versamento di ritenute previdenziali, ecc.). Nomi nuovi, provenienti dal mondo dello sport, con profilo internazionale e comprovate capacità gestionali e anche in grado di assurgere a simbolo di una vera rivoluzione ‘culturale’ non mancherebbero: da Albertini, che ha ufficializzato la sua candidatura, a Vialli, da Mancini a Del Piero, ecc.”.

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