La lezione della WC 2014 è facilmente leggibile. Vince la squadra che ha investito in maniera virtuosa risorse finanziarie e peso politico su un progetto di crescita dell’intero sistema.

Dal fallimento di Kairos e dalla bancarotta conseguente di alcuni club dovuta alla perdita degli incassi dei diritti tv nel 2000 nacque una rivoluzione etica e culturale prima che sportiva. La Bundesliga ha smesso di essere un porto di mare per stranieri costosi e dal dubbio rendimento ed è diventata in pochi anni il paradiso dei giovani (anche immigrati). I club per potersi iscrivere ai campionati non devono solo conseguire determinati risultati sportivi ma anche, o soprattutto, rispettare rigorosi standard qualitativi relativi agli impianti sportivi, all’organizzazione dei settori giovanili, ai criteri metodologici adottati. In questo modo possono usufruire dei servizi dei 366 Centri di Formazione Federali (“stützpunkte”) e 29 centri di coordinamento (“stützpunktkoordinatoren”). Strutture che lavorano sullo scouting, sulla formazione degli allenatori e sulla specializzazione tecnica dei giovani. Tutto a supporto delle società dilettantistiche e professionistiche.

Il gol di Götze (fig 1) premia questa politica lungimirante che ha portato i club in utile e il campionato a superare i 2 miliardi di euro di fatturato nel 2012/13.

Gotze-Bacconi

La vittoria risicata (come prevedibile) contro la coraggiosa Argentina è stata meritata non tanto per la dinamica dell’incontro quanto per queste premesse.

Tanti i giocatori tedeschi che si potrebbe portare ad esempio. Ma vorrei elevarne 2 su tutti per le novità tecniche del loro stile di gioco. Si tratta di Thomas Müller (fig 2), centravanti anomalo, dai piedi grezzi ma dal cervello fino. Non sa colpire bene di testa, non ha un tiro potente di collo piede, è sgraziato nella corsa e filiforme nel fisico. Ma legge gli spazi di gioco, ha i tempi di inserimento, si adatta alle esigenze tattiche della squadra, collabora coi compagni, cura le due fasi, non ha mai momenti di cedimento mentale, usa i due piedi, cerca l’efficacia.

Muller-Bacconi

Il secondo è goalkeeper Manuel Neuer, anche lui tesserato per il Bayern Monaco e a mio avviso miglior giocatore del Mondiale (patetico il pallone d’oro a Messi). Ha stravolto il modo di stare in porta. Staziona sistematicamente fuori dall’area di rigore partecipando al possesso palla della squadra come un giocatore normale. Abile nel passaggio corto e lungo, all’occorrenza anche nel dribbling. Eccezionale nella lettura delle traiettorie. La linea difensiva può permettersi di stare alta tanto sui lanci lunghi avversari esce lui a recuperare la palla anche molto fuori dall’area di rigore utilizzando piedi e testa con grande disinvoltura. Micidiale nelle transizioni quando prima ancora di avere recuperato palla già sa a chi lanciarla. Infine la copertura della porta. L’obiettivo è coprire la più ampia superficie possibile all’avversario che si predispone al tiro. Per cui accorciare in avanti rimanendo col busto eretto, le gambe divaricate, le braccia larghe e distese, le dita delle mani aperte. Essendo alto quasi due metri proteso in questo modo deve fare una certa impressione. Ne sanno qualcosa Higuain, Messi e Palacio che di fronte alla sua sagoma gigante hanno buttato al vento tre nitide palle gol impossibilitati a vedere la porta. Non cerca quasi mai la presa. La finalità non è bloccare ma intercettare la traiettoria di tiro deviando la sfera nella zona del campo meno pericolosa. Usa cioè le mani come racchette da tennis. Spunti incredibili per chi deve costruire coi giovani il portiere 2.0.

Neuer-Bacconi

Andatevi a vedere i suoi allenamenti su youtube e capirete perché è Neuer il prototipo del futuro. Doveva essere il Mondiale del talento allo stato puro, quello di Neymar e Messi per intendersi, hanno vinto i prototipi perfetti costruiti in laboratorio. Noi (italiani) da che parte stiamo?

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