C’ero anche io, tra i volontari, in una di quelle tre notti di marzo. Silenziosamente, gambe in spalla e cuore aperto, in 1175 ci siamo divisi tra le strade e i dormitori della Capitale per incontrare la popolazione dei senza tetto, conoscerne le storie, capire chi sono, da dove vengono e come vivono. Armati di questionari, penna e thermos caldi di caffè, abbiamo così raccolto una serie di informazioni con lo scopo di colmare un buco di conoscenze sulla reale situazione del fenomeno nel territorio romano. Nei tre mesi che sono seguiti, non nascondo di essere stata molto curiosa di conoscere i risultati di questa grande istantanea collettiva, coordinata dalla Fondazione Rodolfo de Benedetti e Roma Capitale. E finalmente, lo scorso lunedì, le prime stime del progetto “racCONTAMI 2014” sono state presentate presso l’Aranciera di San Sisto.

Partiamo subito con i numeri: nelle notti della rilevazione, ovvero il 17, 18 e 19 marzo 2014, i senza tetto censiti sia in strada che nei dormitori sono stati 3276, pari allo 0,11 per cento della popolazione romana. La maggior parte è composta da uomini (si tratta dell’87 per cento delle persone che dormono in strada e del 78 per cento di quelle ospitate nei dormitori), anche se la presenza femminile a Roma è maggiore rispetto a quella di Milano, mentre l’età media supera i 35 anni. In strada, le persone rilevate provengono soprattutto dall’Europa (69%), a seguire da Africa (22%), India e Pakistan (4%), Sud America (3%) e Asia (1%), mentre nei dormitori prevale la presenza italiana (37%), seguita da quella afghana, asiatica e rumena. Capiamo i motivi che hanno portato all’assenza di una dimora: fattori decisivi sono la perdita del lavoro, lo sfratto e l’assenza di relazioni familiari forti. Non da sottovalutare sono i problemi di salute, l’assenza del permesso di soggiorno, la scarcerazione, la dipendenza da droga e alcol, ma anche la libera scelta di vita. I senza tetto intervistati hanno inoltre dichiarato di aver dormito per la prima volta in strada mediamente cinque anni prima della rilevazione, una situazione che risulta essere più cronica tra gli italiani piuttosto che tra gli stranieri. Analizzando poi i dati sull’istruzione, emerge la presenza di molte persone con un basso livello di scolarizzazione, specie se italiane, mentre gli stranieri sono mediamente più istruiti: il 9,3 per cento di loro possiede una laurea, contro il 4,3 per cento dei senza tetto italiani.

Una parte dell’indagine riguarda anche i desideri e le aspettative. La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di essere ben disposto a dividere una stanza con qualcuno e di attivarsi costantemente per uscire dalla condizione di strada attraverso la ricerca del lavoro. Ricerca resa però difficile dal basso livello di scolarizzazione, oltre che dalla evidente e generale congiuntura economica negativa: solo il 10,2 per cento sta infatti lavorando o ha dichiarato di aver lavorato nel mese precedente, con uno stipendio mensile medio di 575 euro. Tutti gli altri, invece, vivono con circa 222 euro al mese. Altra piaga non indifferente con cui i senza tetto devono fare i conti è la solitudine. Single, divorziati o vedovi nell’85 per cento dei casi, in molti ammettono che i parenti stretti non sono a conoscenza della loro vita in strada. Poche sono le persone considerate amiche, in caso di bisogno difficilmente si chiede aiuto e la maggior parte della giornata si trascorre da soli. Un aspetto, questo, da non sottovalutare e di cui si dovrà tener conto nell’elaborazione di politiche mirate al recupero dalla strada e al reinserimento sociale dei senza tetto. E, del resto, è proprio conoscere per poter cambiare lo scopo effettivo del censimento “racCONTAMI 2014”. Con l’augurio che non resti, solo e semplicemente, una bella intenzione.

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