“Invito tutti quelli che mi sono stati vicini e hanno commesso questi reati assieme a me a parlare con i magistrati“, ha detto l’ex capoclan dei Casalesi Antonio Iovine nella sua deposizione al processo in corso nel Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Procedimento in cui è imputato, tra gli altri, l’ex sindaco di Villa Literno e consigliere regionale Enrico Fabozzi.

Iovine, catturato nel 2010 dopo una lunga latitanza, ha deciso il 13 maggio di quest’anno di collaborare con la giustizia. Ai magistrati in aula ha detto: “Ho deciso di collaborare per spingere anche gli altri a farlo”. Un invito agli altri boss perché seguano il suo esempio.”Il clan dei Casalesi non esiste più – ha aggiunto l’ex boss, ora pentito -, già prima della mia cattura avevo capito che era tutto finito”.

“Riflettevo sulla necessità di appartenere o meno a un clan che magari non esiste più – prosegue Iovine – e sul fatto che sarebbe bene che tutti quelli che mi conoscono, e sanno che sono una persona razionale, seguissero l’esempio che sto dando”. Un appello per “spingere un pò tutti quanti a fare chiarezza e ad aiutare la magistratura”, ma anche a “cambiare la mentalità che c’è nelle nostre zone”.

Iovine, che ha 50 anni, è stato uno dei quattro capi del clan dei Casalesi, insieme a Francesco Bidognetti, Francesco Schiavone (conosciuto come Sandokan) e Michele Zagaria. Era considerato il ministro dell’Economia del clan. Ha ricevuto la condanna all’ergastolo in via definitiva al termine del processo “Spartacus”, il più importante contro i Casalesi. È stato arrestato dalla Polizia, dopo 15 anni di latitanza nell’autunno del 2010 a Casal di Principe e per quattro anni è stato detenuto in regime di carcere duro.

Nel corso della sua prima deposizione, il 7 giugno, davanti ai giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha raccontato il sistema di gestione degli appalti da parte del clan, il suo rito di iniziazione e i rapporti con la politica.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Orsoni: rubo, patteggio e torno

next
Articolo Successivo

Mose, Orsoni e il mistero dei “plichi” dati da Mazzacurati e rimasti “chiusi”

next