Mentre i politici di tutto il continente si accapigliano in vista delle elezioni europee del prossimo 25 maggio, a Copenaghen si è dato appuntamento un’Europa diversa, sicuramente più leggera e scanzonata, ma anche molto più unita rispetto a quella politica ed economica che tanto ci fa penare. È l’Europa dell’Eurovision Song Contest (il vecchio Eurofestival, per intenderci), megaevento tutto lustrini e canzonette che ogni anno blocca letteralmente centinaia di milioni di telespettatori in tutto il mondo.

In Italia, in realtà, non riesce a prendere piede come altrove. Colpa soprattutto del Festival di Sanremo, messa cantata vetusta e polverosa che non dà spazio a realtà simili e ancora fagocita tutta l’attenzione italica. In altri paesi europei (Svezia, Spagna e Gran Bretagna su tutti), l’Eurovision Song Contest è invece qualcosa di paragonabile alla finale di un grande evento sportivo, con ascolti televisivi clamorosi e giornali che ne parlano per mesi.

Sia chiaro, l’evento è quello che è, intriso com’è di vacuità eurotrash, ma è innegabile che, a livello di spettacolo e di presa sul pubblico, stiamo parlando di qualcosa dalle dimensioni colossali.

Per l’Italia, quest’anno, c’è Emma Marrone, già prodotto televisivo di Maria De Filippi e ormai, dopo anni di piccoli passi, trasformatasi in un’artista da una sua forte e riconoscibile identità (piaccia o meno ai puristi della canzone).

La finale, alla quale noi siamo qualificati d’ufficio insieme a Germania, Spagna, Gran Bretagna, Francia e la Danimarca che ospita l’evento, sarà sabato 10 maggio, mentre ieri è andata in onda la prima semifinale (domani si replica con la seconda), con dieci paesi che hanno superato lo scoglio del televoto e saliranno sul palco della finalissima.

Primi risultati clamorosi (a uso e consumo dei fan dell’evento): San Marino sbarca in finale a sorpresa, con Valentina Moneta, mentre escono di scena Portogallo, Belgio, Albania, Lettonia, Moldavia ed Estonia. Passano anche le osservate speciali Ucraina (tra l’ovazione del pubblico di Copenhagen) e Russia (fischiatissime, invece, le gemelline che rappresentano Mosca).

L’Italia, che dopo una lunghissima assenza è tornata in gara nel 2010 con Raphael Gualazzi (poi seguito da Nina Zilli e Marco Mengoni), non vince dal 1990, quando trionfo l’euroentusiasta Insieme di Toto Cutugno. Emma, che partecipa con La mia città, ha tutte le carte in regola per riportarci sul trono d’Europa, almeno in questo settore. Ma qualcuno sussurra che in casa Rai una nostra vittoria verrebbe accolta come una disgrazia di dimensioni epiche, visto che il prossimo anno toccherebbe a noi organizzare il costosissimo eurocarrozzone. E visto che a viale Mazzini la cinghia già comincia a stringersi pericolosamente, questo ulteriore mazzata sarebbe digerita malissimo. È la spending review, bellezza.  

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