Ritorna l’annosa questione della educazione sessuale nelle scuole come forma di prevenzione delle gravidanze indesiderate e per le malattie a trasmissione sessuale e questa volta il segnale arriva dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC), un importante organismo di controllo della sanità pubblica americana.
Il report recentemente pubblicato esamina la popolazione adolescenziale femminile tra i 15 e 17 anni, rilevando che, nonostante il tasso di natalità in questa età sia sceso considerevolmente nel periodo 1991-2012, una su quattro nascite in età adolescenziale nel 2012 si è verificata proprio tra i 15 e 17 anni. Inoltre il report evidenzia che circa un’adolescente femmina su quattro non ha mai avuto rapporti sessuali e che tra coloro che ne hanno avuti, 8 su 10 non aveva ricevuto alcuna informazione sul sesso precedentemente alla prima volta.
Il tasso di contraccezione utilizzata è salito, ma spesso si fa riferimento a mezzi non completamente sicuri. I ricercatori del CDC concludono incoraggiando la diffusione e attuazione di programmi di prevenzione basati sull’informazione sessuale, sui metodi contraccettivi e sulle malattie a trasmissione sessuale.
Tutto questo da una parte ci rincuora, non siamo proprio gli unici a non attuare metodi efficaci nella prevenzione, ma di certo non possiamo adagiarci su una lacuna importante nella nostra società: l’assenza di una legislazione in merito all’educazione sessuale che
permetterebbe di aiutare gli adolescenti, ma anche gli insegnanti e i genitori, a trattare una materia che si intreccia fortemente con la nostra vita.
E’ proprio di questi giorni una petizione online sulla introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole, “finalizzata alla crescita educativa, culturale ed emotiva dei giovani e delle giovani in materia di parità e solidarietà tra uomini e donne”. Iniziativa encomiabile, ma ancora una volta lontana dall’idea che si possa parlare di sessualità intendendo anche il sentimento, gli affetti, la relazione tra le persone e il rispetto per le differenze. Siamo obbligati a fare dei giri di parole pur di non affrontare il tema della sessualità.
A livello mondiale i diritti sessuali sono stati inseriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella definizione programmatica della salute sessuale, uno di questi comprende il diritto all’educazione sessuale integrale, cioè un processo educativo che inizia dalla nascita e dura tutta la vita e che dovrebbe coinvolgere tutte le istituzioni sociali. Ma ancora oggi un pensiero conservatore afferma che insegnare la sessualità ai bambini li stimolerà a diventare sessualmente attivi, e quindi meglio lasciare fare alla natura, e coprire occhi e orecchie dei nostri figli per evitare che possano in qualche modo essere influenzati, nel bene e nel male, dalla cattiva società.
Le ricerche intanto continuano a fornirci dati inquietanti sulla precoce sessualizzazione a fronte di nessuna informazione corretta, anche nel report citato inizialmente ricorre questo dato, quindi con possibili conseguenze sulla salute sessuale del futuro adulto. Quanto spesso nel nostro lavoro clinico con persone che presentato difficoltà dal punto di vista sessuale troviamo proprio una
carenza di educazione alla sessualità, o meglio di un messaggio ricevuto all’interno della famiglia o che proviene dai coetanei o dai media, assolutamente distorto, non chiaro, non esplicitato. Ed è proprio in questa non esplicitazione che trova spazio una sessualità disfunzionale, le errate convinzioni su l’essere maschio e femmina, sulle modalità sessuali, sulle dimensioni, sul potere
sessuale al posto del piacere sessuale.
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