La crescita dell’Italia è migliorata, ma è necessario andare avanti con le riforme. Soprattutto quella del mercato del lavoro (contratto unico e riduzione del cuneo fiscale) e della giustizia. E’ la ricetta prescritta all’Italia dal Fondo monetario internazionale, che nel suo World economic outlook, appena presentato, prevede per quest’anno una crescita del pil italiano dello 0,6% contro il +1,2% medio dell’Eurozona e il +3,6% globale. Il dato italiano è identico a quello stimato per la Grecia, con la differenza che Atene l’anno prossimo farà un balzo in avanti del 2,9% mentre Roma, nel 2015, si limiterà a un +1,1%. Fa meglio anche il Portogallo, la cui crescita è vista rispettivamente al +1,2% e +1,5% per quest’anno e il prossimo. La disoccupazione italiana è data invece al 12,4% quest’anno, in salita dal 12,2% del 2013 (dopo che il dato di marzo ha toccato il 13%), e calerà all’11,9% nel 2015. Per l’intera area euro il tasso è invece dell’11,9% quest’anno e dell’11,6% il prossimo.

Nelle economie dell’area dell’euro “la crescita dovrebbe rimanere debole e fragile per l’elevato debito e la frammentazione finanziaria che limitano la domanda interna”, soprattutto nelle economie “sotto stress”, avverte l’organizzazione guidata da Christine Lagarde. Le stime sul pil dell’Eurozona, +1,2% quest’anno e +1,5% il prossimo, sono state comunque riviste entrambe al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto alle previsioni di gennaio. Il quadro, dunque, è migliorato, ma resta “relativamente alto”, pari a circa il 20%, il rischio di deflazione. Da qui il nuovo affondo di Washington alla Bce di Mario Draghi: la Banca centrale europea deve guardare a tutte le opzioni per evitare la deflazione e agire “meglio prima che dopo”, afferma il capo economista del fondo, Olivier Blanchard, alimentando il braccio di ferro a distanza fra l’Fmi e Francoforte, dopo il botta e risposta fra Mario Draghi e Christine Lagarde.

Per tornare a crescere, è l’indicazione che arriva da Washington, la priorità è riattivare il corretto funzionamento dei canali di accesso al credito. “Ulteriori azioni per far ripartire il credito in Francia, Irlanda, Italia e Spagna potrebbero far aumentare il pil del 2% o oltre”, mette nero su bianco il Fmi nel Weo. “L’offerta di credito ai livelli pre-crisi porterebbe a un aumento del pil, rispetto al primo trimestre del 2008”, del 2,2% in Francia, 2,5% in Irlanda, 3,9% in Italia, 4,7% in Spagna.

Quanto alla crescita mondiale, si è “rafforzata” nel secondo semestre del 2013 e “si prevede che migliori ulteriormente nel biennio 2014-2015”. Il pil globale l’anno prossimo salirà del 3,9%, nonostante il rallentamento delle economie emergenti che ha comportato una revisione al ribasso dello 0,1%. Il dato di quest’anno, +3,6%, rappresenta un’accelerazione rispetto al 2013, quando la crescita mondiale è stata pari al 3%.  

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