Nostalgia, nostalgia canaglia! Prendiamo in prestito un verso del sommo poeta Al Bano (sic!) per commentare i rumors secondo cui potrebbe tornare presto in televisione nientemeno che il Rischiatutto. Lo ha detto, a margine della presentazione di un libro sul padre, Nicolò Bongiorno, lasciando intendere che qualcosa bolle davvero in pentola e più di un conduttore vorrebbe riproporre il quiz in tv. Qualcuno chiede se si tratta di uno tra Fabio Fazio, Carlo Conti e Pippo Baudo, e il figlio di Mike conferma. Probabilmente, ma è una nostra intuizione non suffragata da alcuna certezza, si tratta di Fabio Fazio, amico di Bongiorno e amante di queste operazioni nostalgia in chiave televisiva.

Il problema, però, non è chi potrebbe riproporre il Rischiatutto, e forse nemmeno come. Il problema è alla radice: ne abbiamo davvero bisogno? Davvero la televisione italiana è così a corto di idee da dover pescare nell’archivio storico del piccolo schermo?

Rischiatutto è stato un programma fondamentale nella storia della televisione, è vero, ma in quel contesto storico e televisivo. Il telequiz era qualcosa di nuovo, o comunque di fortemente innovativo. Oggi, invece, il quiz non tira più: basti pensare al lungo stop di Chi vuol essere milionario?, ultimo esempio di quiz di successo. I telespettatori del XXI secolo vogliono il racconto, la narrazione, l’identificazione. E il quiz non è certamente il format migliore per assecondare i nuovi gusti catodici degli italiani.

Non è più tempo per Rischiatutto, TeleMike, Lascia o raddoppia e compagnia. Il paese è cambiato, e quindi anche la nostra tv, e si correrebbe il rischio di annoiarsi a morte, di fronte a un genere televisivo che è morto e sepolto e che, proprio per l’importanza che ha avuto nello sviluppo del piccolo schermo, andrebbe lasciato riposare in pace.

Gli autori televisivi italiani, piuttosto, pensino a spremersi le meningi e partorire uno straccio di idea nuova, visto che ormai non fanno altro che affidarsi a format stranieri o, al massimo, a rimasticare vecchi successi.

La crisi del comparto autorale della nostra tv è di lunghissima data, e se n’è parlato fin troppo negli ultimi vent’anni. Di passi avanti, però, nemmeno l’ombra. Se proprio non si è in grado di inventare più nulla, e ci tocca attingere a format di cinquant’anni fa, almeno riproponeteci l’Intervallo, con i suoi rassicuranti paesaggi e le rilassanti musiche. Se proprio dobbiamo annoiarci, facciamolo a costo zero.

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