Partorire nel bagno di un ospedale un feto di 5 mesi da sola, con il solo aiuto del marito, perché tutti i medici sono obiettori di coscienza. Questa la storia di Valentina e Fabrizio portata dall’Associazione Luca Coscioni in una conferenza stampa per annunciare la decisione del Tribunale di Roma che in un’ordinanza ha nuovamente sollevato il dubbio di legittimità costituzionale delle Legge 40 a 10 ani dalla sua introduzione. Nel 2006 a Valentina viene diagnosticata una patologia genetica trasmissibile molto grave. Nel 2010 rimane incinta. Si sottopone a villocentesi e, dopo aver saputo che la bambina era affetta da una grave malattia, decide di interrompere la gravidanza. Ma all’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove viene ricoverata per aborto terapeutico, dopo 15 ore di travaglio, dolori lancinanti, vomito e svenimenti, si ritrova a partorire sola, con l’unico aiuto del marito, dentro un bagno dell’ospedale”. Durante le 15 ore che hanno separato l’induzione dal parto erano, infatti, cambiati i turni dei medici e tutti i dottori presenti erano obiettori. Valentina e Fabrizio non hanno denunciato nessuno, perché – dicono – “eravamo troppo sconvolti da quello che avevamo vissuto lì dentro”. Dopo questa esperienza, la coppia decide di ricorrere alla diagnosi preimpianto per poter conoscere lo stato di salute dell’embrione prima del trasferimento in utero. Valentina e Fabrizio si rivolgono, quindi, all’Unità fisiopatologia della riproduzione e fecondazione assistita all’Asl Roma A, Centro per la salute della donna S. Anna, “dove – spiegano i due – il responsabile dichiara però che la struttura ‘non eroga la prestazione‘”. La coppia si rivolge allora all’Associazione Coscioni, per far partire un procedimento contro la struttura ospedaliera. Ora il giudice del Tribunale di Roma, dopo il ricorso della coppia contro la Legge 40, ha deciso di sollevare il dubbio di legittimità costituzionale davanti alla Consulta  di Irene Buscemi

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