Save the children UK ha commissionato un video virale all’agenzia di comunicazione londinese dontpaniclondon che ha collezionato l’incredibile numero di 21 milioni di visualizzazioni in cinque giorni. L’idea creativa è interessante: attraverso gli occhi di una bambina inglese, ma potrebbe essere di qualunque paese occidentale, si vive il passaggio dalla normalità ad una fase di guerra, nel proprio paese. Girato con la tecnica one second a day – un secondo al giorno, la narrazione si snoda lungo un anno esatto, da candelina a candelina, e proprio qui inizia e finisce la regia, ed è probabilmente questa la forza della comunicazione.

Toccare con mano, come vivremmo, come cambierebbe, in una condizione così estrema la nostra vita, nel posto in cui siamo abituati a vivere, dove pensiamo costantemente, “qui non potrebbe mai accadere”. Save the Children, invece, ci ricorda che anche qui potrebbe accadere, ma soprattutto che, anche se non sta accadendo qui, questo non vuol dire che qualcun’altro nel pianeta non abbia vissuto o non stia vivendo questa terribile esperienza. 

Just because it isn’t happening here, Doesn’t mean it isn’t happening.
Solo perché non accade qui, non vuol dire che non stia accadendo.

#savesyriachildren è l’hashtag con il quale è stata lanciata questa campagna.
Ma è così forte questo video che basta sostituire la para Syria con un paese a vostra scelta…

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