Il 2013 ha battuto tutti i record per la partecipazione di donne nei parlamenti nazionali di tutto il mondo: la percentuale di seggi occupati da donne negli organi legislativi è infatti salita al 21,8%, con un aumento annuale di 1.5 punti percentuali. Se tali tendenze e gli sforzi in tal senso continueranno, secondo l’Unione Interparlamentare (Uip), la parità uomo-donna nei parlamenti potrebbe essere raggiunta nei prossimi 20 anni.

L’Italia – in 31esima posizione su un totale di oltre 170 Stati per la quota di donne nel legislativo – è il paese della regione Europa che nel 2013 ha registrato la progressione più forte, del 7,1% per la Camera dei deputati e dell’8,9% per il Senato. Grazie ai progressi segnalati anche in Austria (28/esima), Israele (65) e Malta (97), la regione Europa registra una quota di parlamentari donne in regolare progresso pari al 24,6%. È però il mondo arabo ad aver registrato “la progressione più spettacolare dell’anno”, scrive l’Uip, citando la designazione per la prima volta nella storia dell’Arabia Saudita, di 30 donne nel Consiglio consultivo (Majlis ash- Shura) nel gennaio 2013 e l’elezione senza precedenti di 18 donne nel parlamento della Giordania. La media della regione è passata dal 13,2 al 16 % ma resta ancora la più bassa a livello globale.

Prime nella classifica delle regioni restano invece le Americhe con una media del 25,2% di donne nei parlamenti, mentre il record nazionale continua ad essere detenuto dal Ruanda che, con il 63,8% di donne parlamentari dopo le elezioni del settembre 2013, ha superato per la prima volta nella storia la soglia del 60% di seggi “rosa”. Il Ruanda è primo nella classifica mondiale, davanti a Andorra, Cuba, Svezia e Sud-Africa. La media del continente africano è del 22,5% ben superiore a quella dell’Asia (18,4%) e del Pacifico (16,2%).

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Milano Fashion Week 2014, in scena la moda dinamica di ‘Dancecross’

prev
Articolo Successivo

Donna stuprata mentre torna a casa. Inail riconosce l’infortunio sul lavoro

next