Lo abbiamo sentito anche nelle raccomandazioni del presidente Napolitano: bisogna smetterla con le critiche disfattiste e avviare davvero le riforme utili all’avvio della ripresa.

E quali sarebbero queste riforme? Prima di tutto quella della legge elettorale, che tutti dicono di volere ma poi, siccome ognuno vorrebbe farla per il proprio tornaconto, e gli altri ovviamente non ci stanno, tutto rimane esattamente immutato da anni. L’altra riforma (che anche Napolitano ha citato) è quella del cosiddetto “Bicameralismo perfetto”. “Aboliamo il Senato, che è semplicemente una duplicazione di quello che fa la Camera”, dicono, e tutto diventerà più semplice, ottenendo anche un notevole risparmio sui costi della politica.

Geniale! Per fortuna i politici italiani non sono “stupidi” come quelli americani. Infatti qui in America nessuno ha nemmeno intravisto questo palese spreco del sistema democratico. Le leggi vanno di qua e di là tra i due rami del Congresso e nessuno si è ancora accorto che basta abolire un ramo del Congresso per arrivare allo stesso risultato guadagnando tempo e denaro. La genialità italiana però riesce a vedere anche più in là. Una proposta persino più geniale l’ha già fatta Berlusconi qualche anno fa (non si sa fino a che punto in tono scherzoso) e cioè fare un Parlamento composto solo dai capi-gruppo dei partiti. Ogni partito che raggiunge almeno il 4% dei voti nelle elezioni politiche porta in Parlamento solo un suo rappresentante e… voilà, il gioco è fatto: con una dozzina di parlamentari, tra deputati e senatori, si avrebbe un Parlamento funzionante esattamente come quello attuale.

(Infatti non funziona!) Ma dato che comunque i parlamentari si sentono vincolati solo agli ordini dei partiti e mai al vincolo di rappresentanza coi cittadini che li hanno votati, si otterrebbe comunque il risultato di avere parlamentari sempre obbedienti agli ordini dei capipartito, ma almeno con un notevole risparmio sui costi della politica.

Altre riforme? Ecco quelle attualmente sul tavolo: lasciare qualche spicciolo in più in busta paga ai lavoratori; cancellare lo Statuto dei lavoratori, che tiene lontani gli investitori dall’Italia; vendere un po’ di beni patrimoniali con i quali far cassa; tagliare a più non posso i costi della “macchina” amministrativa pubblica.

Ma davvero qualcuno può credere che con questo strampalato programma di governo si potrebbe rilanciare in modo sostanziale la “locomotiva” Italia?

Gli spiccioli in busta paga verrebbero immediatamente divorati dall’aumento dei costi generali. La cancellazione dello Statuto dei Lavoratori al massimo attirerebbe in più qualche speculatore delle “Private Equity. La vendita dei beni patrimoniali serve più sempre agli speculatori (italiani e stranieri sullo stesso piano) a fare buoni affari, non certo a chiudere l’immensa voragine lasciata da politici incapaci e arruffoni. Persino il taglio dei costi della “macchina amministrativa pubblica”, che apparentemente sembrerebbe l’unica cosa seria proposta, è invece anch’esso un provvedimento negativo. Infatti tagliare i costi (qualunque costo!) in periodo di crisi, significa nell’immediato allargare innanzitutto il buco della crisi. L’effetto positivo della riduzione della spesa si otterrebbe solo a crisi esaurita. Ma allargando il buco della crisi è più probabile che non ci si arrivi mai.

Quindi non bisognerebbe mai parlare di “taglio dei costi” ma solo di razionalizzazione della spesa, dove per razionalizzazione si deve intendere lo spostamento della spesa, per esempio, dagli esagerati costi della politica al sostegno, dopo serio esame, degli investimenti pubblici e privati. E anche alla riconversione della forza lavoro per ridurre la disoccupazione.

La riduzione del debito perciò dovrebbe essere perseguita non riducendo le spese, ma razionalizzandole e convogliando le forze produttive (pubbliche e private) ad un aumento della produzione (non necessariamente della produttività, se all’aumento della produttività corrisponde un maggiore sfruttamento della forza lavoro).

E poi, una vera riforma sarebbe quella di trovare finalmente qualcuno capace di “prendere il toro per le corna”. Dove sta scritto che la difesa dei risparmiatori deve includere anche il “cannibalismo economico” della tutela degli speculatori? Persino in America, con l’avvio delle norme cosiddette del “Volker rule” si fa qualcosa per frenare l’ingordigia della grande speculazione, e in Europa? Intanto stiamo a guardare. Poi quando ci sveglieremo ci accorgeremo che ci hanno già mangiato anche le scarpe.

Se si vuole uscire dalla crisi occorre dare priorità assoluta alle imprese nostrane (che producono ricchezza locale) e al lavoro, che spende all’interno del paese quella stessa ricchezza.

Il risparmio va tutelato, ma solo quello del piccolo risparmiatore. Il grande risparmiatore non esiste, è solo uno speculatore. Chi ha tanti soldi deve investire nell’impresa, non nella finanza.  

Queste riforme sarebbero veramente utili ad uscire dalla crisi senza gettare nel limbo della povertà milioni di cittadini che dopo un secolo ne erano usciti, ma nessuno dei nostri politici ne parla.

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