È inutile scrivere sui giornali di economia. Non c’è nessuno che ascolta, al governo.

I politici non sono, mai e in nessun luogo, in grado di valutare proposte tecnicamente avanzate. Perciò chi governa una nazione evoluta – oggi come ieri – è la pubblica amministrazione. Diceva Max Weber: ‘Non c’è Stato senza burocrazia’. I politici arrivano a Roma con idee generiche, filosofiche. “Mettere il lavoro al centro!”; “Battere i pugni in Europa!”: due frasi tipiche di questi anni. Ma quando va in Europa persino ‘Leone Palle d’Acciaio’ bela. Come mai? Perché non ha una proposta da mettere sul tavolo. Perciò in Europa alzano le spalle e tirano dritto.

Su il Sole 24Ore, valenti economisti avanzano proposte complesse, intelligenti, creative, per por fine alla crisi. Con l’oro della Banca d’Italia; con bond garantiti da asset reali; con le poste di bilancio dai moltiplicatori più alti… fino alle proposte di riforma dell’Euro, e alle strategie macro complesse. Nessuna viene mai presa in considerazione. Perché? Uno dei motivi è che il governo non è in grado di ascoltare e di capire. Perciò si continua a discutere se l’Imu deve chiamarsi Tares o Tarsu…Le poche cose buone fatte dal Governo in carica sono il frutto di iniziative personali di qualche economista cooptato nel Governo.

Negli altri paesi, la P.A. è composta non da passacarte bensì essenzialmente, da tecnici. I quali hanno come obiettivo i problemi che il governo considera prioritari, e come missione di scandagliare le soluzioni suggerite dai think-tank, nelle Università, dagli esperti sui giornali e sul web, anche da semplici cittadini -, selezionando, approfondendo con gli autori o altri esperti, impacchettando le proposte in formati adatti ai politici, presentandole nei tempi e nelle sedi giuste, illustrando le alternative possibili e i costi e benefici di ciascuna. I politici al governo vengono dunque messi in condizione di fare scelte vere e informate.

Sulla crisi, “l’epicentro del conflitto – dice Fassina– è a Bruxelles“. Ma la crisi dell’Euro richiede una trattativa tecnico-politica a tutto campo, che deve essere gestita dal Presidente del Consiglio. Non può farlo il ministro dell’Economia: il quale però ha l’unica tecnostruttura economica governativa degna di questo nome (anche se allineata al paradigma neo-liberale). Gli altri paesi Ocse hanno intorno al Capo del Potere Esecutivo un nucleo tecnico di economisti (almeno venti, spesso molti di più) che lo assiste. L’Italia tentò di dotarsi di una simile Policy Unit nel 1999: si arrivò all’assunzione di 35 economisti. Ma nell’inverno 2000-2001, prima delle elezioni, Tremonti mise una condizione a Berlusconi: ‘niente contraltari a Palazzo Chigi’; la Policy Unit andava sciolta. La ‘finanza creativa’ non ammette verifiche neppure ‘interne’. Per lo stesso motivo Tremonti chiuse l’Isae (troppo indipendente); e mise pressione sull’Istat e alcuni funzionari italiani della Commissione Europea.

Tornata al governo, la sinistra segue logiche simili. La P.A. in Italia ormai è ‘nominata’, dai vertici in giù, dalla politica, e perciò con criteri politici. Il tecnico in grado di fare valutazioni indipendenti  – e che tende a resistere alla politicizzazione –  è malvisto, spesso ricattato o rimosso. Il mal governo comincia qui. La P.A. è un settore-chiave che la politica ha sottratto alla Costituzione: la quale prevede invece assunzioni basate sui concorsi pubblici, e carriere meritocratiche.

Il declino, anche in questo caso, coincide con le pulsioni maggioritarie e plebiscitarie; e ha un nome: spoil system. Questa modalità caratterizza i sistemi maggioritari e presidenziali: come in America. Solo che lì o in Francia i contrappesi democratici (quindi meritocratici) sono fortissimi. Da noi – come in certi paesi latinoamericani – la pulsione maggioritaria ha sfasciato la P.A. e le sue procedure, rendendo quasi ingovernabile il paese; in attesa che il Sindaco d’Italia assesti le mazzate finali.

Perciò, per l’imbelle passività dei politici di fronte alla crisi, non accuso loro, ma voi, che li votate, inseguendo il venditore di sogni di turno: che vuol cambiare tutto ma, per farlo, vi chiede più potere! A lui, alla casta. Vi ha detto che il problema non sono loro, che le leggi le svuotano, i controlli li aggirano, la Costituzione l’ignorano: ma la presenza di leggi, della democrazia, della Costituzione, che li rallenta. Berlusconi ha il copyright del populismo italiano; ma aveva solo aggirato la Costituzione, mettendo genialmente tutto dentro alla Protezione Civile (i dipendenti passati senza concorsi da 350 a 1300) dove, a causa dell’urgenza, nessuno controlla niente.

Ma direte voi: ‘Non è che il governo non sa…Non vuole ascoltare! Come certi economisti…”. Credete forse di salvarvi con questi argomenti? E invece a maggior ragione siete colpevoli perché, con questa storia dell’uomo solo al comando, pecore, volete dare ai politici poteri eccessivi, rinunciando ai vostri, alla vostra dignità, alla vostra libertà, alla vostra Costituzione… per un piatto di lenticchie.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti

B.COME BASTA!

di Marco Travaglio 14€ Acquista
Articolo Precedente

Grandi opere al buio: i misteri del Terzo Valico

next
Articolo Successivo

Lo stato dell’Arte: dati e spunti dal resto d’Europa

next