La diffida è partita lo scorso 28 novembre. La multinazionale Usa comScore e la collega ShinyStat hanno contestato ad Audiweb la decisione di recedere “in modo imprevisto, arbitrario e immotivato” dal contratto di fornitura dei dati censuari necessari alle rilevazioni del traffico internet. La diffida contiene una richiesta di chiarimenti entro 15 giorni e una domanda: così facendo, non si creano distorsioni nel mercato di rilevamento dell’audience digitale?

Una domanda non da poco per la rete, visto che l’organismo, presieduto da Enrico Gasperini, monitora l’audience di internet in Italia dando agli investitori pubblicitari i dati necessari per decidere dove e quanto puntare per dare la massima (e la più adeguata) visibilità ai propri annunci. Quindi se per giovedì 12 dicembre le due aziende non riceveranno una risposta si rivolgeranno alle autorità competenti, che siano i giudici o l’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato, Agcm).

Ma perché dalla disdetta di un contratto si arriva a chiamare in causa l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) oltre a quella della concorrenza? Il motivo è presto detto: secondo comScore e ShinyStat, Audiweb ha trattato esclusivamente con un’altra unica società del settore, senza sondare il resto del mercato, per comprare il Tag, un sistema che le serve per completare con dati censuari la sua analisi di mercato (ad esempio sul fattoquotidiano.it sono presenti i tag di Audiweb e comScore oltre che di Google Analitycs).

Al di là dei tecnicismi, poi, la multinazionale americana che è tra le più importanti al mondo specializzate nel misurare la realtà digitale, quotata al listino tecnologico Nasdaq di New York, coordina 32 filiali in 23 Paesi e svolge analisi in 172 nazioni, domanda come mai in Italia non si proceda per gare pubbliche e ci si affidi a un solo fornitore, a maggior ragione in un comparto come quello delle rilevazioni digitali che è improntato per legge alla trasparenza e in cui lo stesso Audiweb si autodefinisce “super partes”.

Ma chi è il fornitore solitario da cui si sta rivolgendo l’organismo presieduto da Gasperini? Secondo la relazione sulla gestione del bilancio 2012 firmata dallo stesso presidente, il cda di Audiweb ha deciso di firmare il contratto per l’adozione del famoso Tag, “dopo una lunga trattativa con Nielsen”. Società che è anche uno dei principali concorrenti, su scala mondiale, di comScore. Se il problema fosse però Nielsen, alla base della diffida ci sarebbe una gara tra privati, invece quello che le due società recriminano è proprio l’assenza di competizione e il mancato sviluppo dell’intero mercato. Inoltre secondo comScore, l’atteggiamento del presidente Gasperini verso l’uso di gare pubbliche è stato di chiusura durante gli incontri informali. Atteggiamento ben diverso da quello interessato di Upa, l’associazione degli investitori pubblicitari che ha una quota di minoranza in Audiweb, e persino di Auditel che le rilevazioni le fa sugli ascolti tv e anch’essa si affida a Nielsen.

E così comScore ha iniziato a sentirsi “scoraggiata” nel voler investire sul mercato italiano, dato il legame tra i vari operatori e i loro organismi di rappresentanza che a suo dire disincentiva l’ingresso di nuovi soggetti.  Tanto più che oltre agli ostacoli “concorrenziali” si è aggiunta pure la crisi economica: con scarse disponibilità economiche è molto difficile che un operatore decida di investire sul metodo Audiweb e poi di spendere anche per far parte di quello comScore. Un mix che rende molto incerti i piani di espansione tricolore della società americana per il 2014.

No comment, per il momento, dal presidente di Audiweb che non intende rilasciare dichiarazioni in merito prima di una riunione formale in calendario per martedì 10, spiegando però che si tratta di “una questione poco rilevante per il sistema di rilevazione dei dati ponderati Audiweb”.

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