Subcava-sonoraParliamo ancora una volta di Siae, affrontando il discorso mediante l’opera di un’etichetta discografica non iscritta… alla Siae!  Avete capito bene, la Subcava Sonora ha deciso di diffondere le proprie produzioni – sia audio sia video – tramite licenze Creative Commons. Per farvela breve, semmai si dovesse associare una figura di riferimento a tale situazione, non sarebbe certo quella di Steve Jobs. Provate piuttosto a pensare ad Aaron Swartz, l’attivista statunitense morto suicida dopo essere stato perseguitato dal governo americano per la sua battaglia a favore della conoscenza libera. Abbiamo incontrato il Dott. Alfredo Esposito, da tre anni e mezzo presidente della Subcava Sonora ed esperto in materia di copyright.

Siete un’etichetta discografica ma non siete iscritti alla Siae? Perché questa scelta?

Non ci siamo iscritti alla Siae perché i criteri di ripartizione economica, sbilanciati verso gli autori considerati “maggiori”, non avrebbero fornito alla nostra etichetta o ai nostri artisti ricavi sensibili ma ci avrebbe altresì privato della possibilità di gestire i diritti legati alla produzione. Inoltre l’iscrizione alla Siae nega la possibilità di scegliere le licenza con cui distribuire le opere, e non volendo sigillare tutto ciò che facciamo con l’etichetta “copyright”, abbiamo optato per una gestione diversa e più funzionale dei nostri diritti e di quelli dei nostri autori.

Che “rete” c’è alla base della diffusione delle licenze Creative Commons?

In questi ultimi anni sono nate organizzazioni trasversali che si occupano di Creative Commons sotto vari punti di vista: penso al magazine di settore BeCreative che tratta di argomenti culturali, giuridici ed economici connessi alle CC, o al portale Jamendo, una sorta di MySpace della musica in copyleft che contiene canzoni proveniente da tutto il mondo tutte diffuse con una diversa idea di copyright.

E quale sarebbe?

Una determinata avanguardia culturale ed economica di questo decennio è indubbiamente rappresentata da chi non ritiene più la tutela ferma del copyright un meccanismo sufficiente a rispondere ai nuovi schemi economici, oltre che culturali. E’ un tema che tocca l’idea stessa di proprietà intellettuale, che ha dei costi sulle produzioni veramente altissimi e che rappresenta un ostacolo allo sviluppo reale della società.

E’ di questi giorni la notizia del rifiuto da parte di Cesare Basile di ritirare la targa al Premio Tenco in aperta polemica nei confronti della Siae, ed oggi gli Afterhours hanno espresso solidarietà a Basile rifiutando a loro volta l’invio a ritirare il  premio. Cosa ne pensate?

Penso che quello di Basile sia stato un atto necessario. Cesare Basile pur essendo uno di quegli artisti che forse ancora ricava qualcosina dalla Siae, ha compreso che il meccanismo generale legato alla Siae stessa, anacronistico e clientelare, è imploso e, coerentemente al suo percorso personale ed artistico, lo ha denunciato apertamente. Gli Afterhours invece l’anno scorso hanno, tra l’altro legittimamente, ritirato la targa per la premiazione di Padania e non capisco cosa sia cambiato in quest’ultimo anno: terrei un po’ distinte le posizioni c’è il rischio che si cavalchi un po’ l’onda mediatica, anche leggendo il contenuto della nota pubblica diffusa da loro.

Va detto che i motivi di tale decisione sono scaturiti dopo che la Siae – sponsor della rassegna – aveva attaccato l’esperienza del Teatro Valle Occupato. Come vi ponete su questa questione?

Il Teatro Valle Occupato ci ha ospitato l’anno scorso per una splendida rassegna giuridico/economica di tre giorni in cui si è parlato di come l’uso delle licenze Creative Commons sia servito a far diminuire i costi dei farmaci o di come l’uso delle stesse stia contribuendo a ricreare una rete artistica basata su modelli di condivisione reale, superando l’idea novecentesca di Copyright. La maggior parte delle persone, gli artisti, non hanno cognizione dei danni creati da questo monopolio elefantiaco e malfunzionante che agisce attraverso una legge del 1941, quando al governo sedeva ancora Benito Mussolini.

Senti, torniamo alle licenze, il vostro metodo potrebbe essere una risposta alla crisi discografica? Ma soprattutto, come riuscite a coprire i costi del vostro lavoro rinunciando ai ricavi Siae?

Come scrivi correttamente, la crisi è del disco e non della circolazione musicale, più viva che mai. I ricavi della Siae non vengono correttamente distribuiti, quindi per noi realtà mediopiccole i risparmi, a partire dal costo del bollino per arrivare alla tassazione sui live, superano di gran lunga gli eventuali ricavi. Per il resto, guadagniamo dalla vendita dei dischi, dal lavoro di ufficio stampa e di booking e attraverso i servizi connessi come la stampa dei dischi, l’organizzazione di eventi o la comunicazione aziendale. Ai gruppi garantiamo sempre il 50% degli introiti derivanti dalla vendita dei dischi, che è una percentuale per noi onerosa ma equa nei confronti delle band.

E quindi in cosa consiste il risparmio relativo al borderò?

Una band che si iscrive alle Siae fornisce a quest’ultima la delega a riscuotere i proventi derivanti dallo sfruttamento dell’opera tutelata. Il che significa che anche se suoni per una serata ad ingresso gratuito in un Arci e lo fai senza ricevere compenso, il club deve pagare la Siae. Per le band non iscritte quest’obbligo non vige perché la delega non viene fornita e, come sottolineato anche dall’Avv. Simone Aliprandi di Copyleft-Italia, alla luce di ultime interpretazioni legislative, non vige neanche l’obbligo di avviso preventivo alla Siae locale. Per un locale che fa musica live tre volte la settimana può significare risparmiare quasi 1000€ al mese.

Avete collaborato con la produzione di album, video, libri e magazine, quale linea seguite per le vostre produzioni?

Ogni mezzo ha la propria funzione espressiva, e noi amiamo lavorare su più fronti comunicativi. La musica soddisfa un certo lato del nostro percorso, ma i testi degli autori della Subcava ci permettono spesso di poter lavorare anche su altre forme L’ultimo videoclip al quale abbiamo lavorato, Botola dei Grammophone, descrive ad esempio la vita del mostro di Cleveland Ariel Castro. Abbiamo provato a raccontare le vicende di un aguzzino che ha vissuto per vent’anni due vite parallele nella totale inconsapevolezza della moglie, ma il testo della canzone parla di tutt’altro.

Alfredo, fuori “le vostre nove”!

vediamo…

9 canzoni 9 … in Creative Commons

Lato A

Ghosts I-IV • Nine Inch Nails

Farse • Fast Animals and Slow Kids

FrozenSixth Minor

Botola • Grammophone

Lato B

In Fondo al Mare • Mary in June

E da Mosca è Tutto • La bestia CARENNE

We Are Trees • Sunneva

La Scelta del Presidente • Millionaire Blonde

Sul Tetto • Rein

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Musica: Francesco Di Bella & Ballads Cafè, esordio da solista

next
Articolo Successivo

Il caso di Emma Marrone. E’ brava ma non possiamo ammetterlo

next