Ha detto no grazie, Cesare Basile. Perché a volte è necessario. Perché si può fare, si può dire. Per marcare una distanza. Per individuare il proprio spazio, perché il mondo non resti, come avrebbe detto un grande poeta, Corrado Costa, con i vivi di qua, e i morti di qua.

Perché occorre ridare senso alle parole, ai gesti, alla nostra arte, alla nostra lingua, alle nostre società. Bisogna iniziare a ‘distinguere’.

Ha detto no, grazie, Cesare Basile, ha detto no, grazie, alla Targa Tenco 2013 per il miglior album in dialetto, un riconoscimento prestigioso. E ha detto no grazie per protestare contro i vergognosi attacchi al Teatro Valle e a tutti gli spazi ‘occupati’ dove si fa musica e arte, del Presidente Siae, Gino Paoli, che una volta era un cantautore, ma evidentemente ora ha preferito trasformarsi in uno strano Frankstein che difende a denti scoperti tutti i privilegi dei signori feudali della Siae. «Mi ricordano – dice Paoli riferendosi agli occupanti del Teatro Valle – i figli di papà di Valle Giulia che, in nome del popolo, picchiavano i poliziotti, ossia i veri figli del popolo. Pasolini l’aveva notato, tra tante polemiche.” A parte il mancato pagamento dei diritti d’autore, spiega Paoli che è da poco presidente della Società Italiana Autori ed Editori, il collettivo del Teatro Valle “gode di vantaggi arroganti perché non rispetta le regole della concorrenza, evade completamente le tasse, non versa i contributi previdenziali Enpals e non rispetta alcuna misura di sicurezza per autori, tecnici e spettatori”».

Naturalmente, il referto entusiasta è de il Giornale.

A parte – caro Paoli – che ormai sareste capaci di citare quella maledetta frase di Pasolini per giustificare una qualsiasi delle vostre nefandezze, l’ho sentita persino a proposito di Bolzaneto, pensi un po’, non crede di dimenticare qualcosa?

Naturalmente lei dimentica di spiegare come avvenga la divisione di quei diritti d’autore, come il sistema Siae premi sistematicamente i “grandi” e non serva certo ad alimentare e a proteggere i “piccoli”, gli “sperimentali” quelli fuori dal mainstream, ma non sia altro che una sorta di rendita, una ricca prebenda per i più grandi “feudatari” della nostra musica. Agli altri solo le briciole. Se tutto va bene.

Naturalmente dimentica di spiegarci perché il copyright dovrebbe difendere l’arte, mentre invece l’avvelena. Naturalmente dimentica di chiedersi che diritto avranno mai alcuni milionari, come lei, per quanto artisti, di perseguitare chi, per amore delle loro opere, se non ha soldi per i loro carissimi Cd, le scarica di ‘contrabbando’. O non paga la Siae per rappresentarle.

Naturalmente dimentica di dirci che è proprio grazie a realtà come quelle del Valle, di Macao, del Teatro Garibaldi, del Colorificio di Pisa, fino alle esperienze più piccole, come quelle di Ztl.
e delle sue continue, ostinate occupazioni, sgombero dopo sgombero, a Treviso
, che ancora c’è in Italia qualche spazio per un’arte che non sia quella voluta da LorSignori, da lei, De Gregori, Jovanotti, Vecchioni e tutti i soliti noti compresi.

Tra gli spazi occupati c’è anche il «Teatro Coppola Teatro dei Cittadini – scrive Basile – un teatro occupato e autogestito, uno spazio sottratto all’incuria e alla magagna della Pubblica Amministrazione, frutto gioioso e libero di un altrettanto gioioso e libero atto illegale. Rivendico quotidianamente la legittimità di questa pratica come risposta a un sistema di gestione dell’arte e della cultura verticistico, monopolista, clientelare. Questo non mi rende migliore, o peggiore di altri, né fa di me un eroe, mi vede solo parte attenta di una scelta e come parte attenta di una scelta non posso fare a meno di vedere, sentire e parlare.»

Così quando il Premio Tenco, che dalla Siae è sponsorizzato, a seguito dei virulenti attacchi di Paoli, ha annullato le due serate previste al Valle, Cesare Basile, musicista e paroliere, ma anche cittadino e occupante di uno spazio sociale, uno che non ci sta a credere che la legalità
sia davvero quella di Paoli e dei suoi compari, uno che sa che, se questa è la legge, allora forse
dobbiamo avere tutti il coraggio di violarla, perché arrivi quel cambiamento senza il quale moriremo asfissiati dalla polvere delle macerie che gente come Paoli ci sta facendo cadere sulla testa, ha detto no, grazie. Tenetevelo il vostro Premio. Io non ci sto.

«Credo che un artista abbia il dovere di schierarsi piuttosto che sottrarsi ai conflitti. È l’unica regola alla quale ho cercato di essere fedele come individuo e come musicista nel corso della mia oramai lunga carriera – scrive Basile – Viviamo da troppo tempo e con sconcertante naturalezza l’era delle tre scimmie, la viviamo adeguandoci alla goffaggine che genera complicità, paghi del piatto di minestra che la carità del Potere ritiene di assegnarci ai piedi della sua tavola. Non vedo, non sento, non parlo. Tutt’al più faccio un salto di fianco e lascio che la cosa passi. Strana pratica per un mestiere che è fatto esclusivamente di vedere, sentire e parlare. Strana pratica per chi ha scelto il racconto come segno della propria esistenza»

Proprio così, Maestro Basile, strano davvero che spesso siano proprio gli artisti quelli che hanno occhi e orecchie, «lingue allenate a battere il tamburo», come diceva De Andrè, a essere i primi a tacere, a girare lo sguardo dall’altra parte. Lesti poi ad assolversi proprio in nome di quell’arte che hanno appena tradito.

Ma tant’è. Ma almeno lei ha detto: no, grazie. Perché essere bravi artisti, oggi, in YtaglYa, non basta più non è abbastanza. Occorre altro. Occorre il coraggio di dire no, grazie. Occorre scegliere con chi stare. E fare in modo che sia chiaro. Prima di tutto a LorSignori.

Dunque grazie, Maestro Basile, ammiravo già prima la sua musica e le sue parole, il suo siciliano duro, i suoi testi che hanno sempre il coraggio di guardare tra le pieghe della realtà, che non hanno paura di conflitto e contraddizione, la sua musica senza “ismi”, ora ho una ragione in più per stimarla.

La vita, anche quella degli artisti, è fatta anche di scelte, di coraggio: una carriera non vale qualsiasi compromesso.

Grazie davvero per avercelo ricordato, ben fatto, Maestro: chapeau!