I casali scomparsi. Succede tutto in una notte d’estate, a Roma. Le strutture conosciute come Case Bernardini, tutelate dalla Carta qualità, sorgevano nella zona denominata I-60. Quella dove il costruttore Mezzaroma vorrebbe realizzare 30 tra palazzi e alberghi, con 400mila metri cubi di cemento a invadere l’area sud-ovest della Capitale . Poi la scoperta, il 9 agosto scorso. “Ad una verifica effettuata da questa sovraintendenza capitolina (Beni culturali, ndr) risulta non più esistente un gruppo di casali indicati in cartografia storica e attualmente ricadenti nel cantiere della lottizzazione”, scrivono il responsabile del servizio Antonio Mucci e il sovraintendente ad interim Claudio Parisi Presicce. I comitati denunciano tutto alla magistratura. Che, per ora, indaga su ignoti.

Nessuna ipotesi sugli autori. Ma per il gruppo M5S, che ha presentato un’interrogazione all’assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo, “bisogna aver fatto uso necessariamente di macchinari da cantiere (escavatore), che normalmente non disponibili ad uso dei singoli cittadini”. Quello che per i Cinquestelle potrebbe costituire un “reato” viene a galla grazie a due fotografie. Rappresentano il prima e il dopo: in una ci sono le Case Bernardini, nella seconda delle strutture neanche l’ombra. Gli edifici, ricorda la sovraintendenza, “sono censiti nella Carta dell’Agro-romano e nell’elenco dei beni certi”. Non solo. Sono presenti anche nella ‘Carta qualità’. La categoria? “Preesistenze archeologico-monumentali”.

A chiare lettere, i dirigenti del Campidoglio ricordano che sono aree tutelate. Per questo ogni progetto dovrebbe essere “subordinato al parere favorevole” degli uffici capitolini. Senza dimenticare che, rientrando nell’albo dei beni storici, possono subire solo “interventi di valorizzazione, atti a migliorare la conservazione, ferma restandone la salvaguardia”, scrivono Mucci e Parisi Presicce. Motivo, concludono, “per cui nessuna istanza per la demolizione avrebbe potuto essere autorizzata”. Ma l’abbattimento è arrivato lo stesso. A settembre, i comitati rispondono con un esposto in procura dopo il ricorso al Tar.

La denuncia però è solo l’ultimo atto di una battaglia iniziata da anni. Da un lato i cittadini, dall’altro i costruttori. In mezzo Roma, dove si continua a costruire con la scusa di soddisfare la domanda di alloggi popolari. Facendo finta che nella Capitale non ci siano oltre 200mila abitazioni sfitte, secondo le stime di Legambiente e dei Verdi romani. La compensazione però chiama. E ai ‘palazzinari’ si concede l’opportunità di trasferire milioni di cubature da una zona all’altra della città, come fossero i carri armati del Risiko. E il perimetro della mappa si allarga.

Stessa storia per il complesso voluto da Mezzaroma. Gli edifici traslocano da Tor Marancia a Grottaperfetta. E se si trovano dei reperti archeologici, nessun problema: si ricoprono in fretta e furia con la terra. E’ successo nel 2011: due anni dopo le denunce dei comitati, convinti che in quella zona ci fossero materiali risalenti al II secolo dopo Cristo. I fatti gli hanno dato ragione. I resti però vengono ricoperti. La giustificazione: la cronica mancanza di risorse per garantire la manutenzione da parte di palazzo Senatorio. Soprattutto con un bilancio che segna oltre 860 milioni di euro di disavanzo. Non bastano gli allarmi lanciati sul possibile collasso della circolazione. “Si passerebbe da 2500 veicoli l’ora a 4 mila”, dicono i ‘no I-60’. “Mancano anche le infrastrutture per il trasporto pubblico”, aggiungono. Poi la notizia dei casali scomparsi. E le indagini della magistratura.

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