Scontro agguerrito in più match durante la trasmissione “Ballarò”, su Rai Tre. Protagonista indiscussa: la deputata Pdl Mara Carfagna che ha duellato strenuamente con il sindaco di Milano, con la docente universitaria Elena Pulcini e persino con il pubblico in studio, tacciato di deriderla. Nel primo atto della zuffa, la parlamentare ripete il repertorio consolidato del Pdl a difesa di Berlusconi e ironizza su quello che lei definisce “mantra” secondo il quale le sentenze si rispettano e la legge è uguale per tutti. Giuliano Pisapia, già avvocato di parte civile al processo Imi-Lodo Mondadori, spiega, pur interrotto a più riprese dalla Carfagna, la causa giudiziaria nei suoi dettagli. La parlamentare del Pdl ribatte che Pisapia faceva parte del Pci, scatenando l’ilarità in studio. “Non sono mai stato iscritto nel Pci“, risponde sorridendo il sindaco di Milano. “Io non l’ho interrotta”, replica piccata la Carfagna. “No, mi ha interrotto tre volte”, controbatte Pisapia, tra le risate del pubblico. La deputata insiste sull’epiteto “comunista” per ben tre volte e, sfiancato, Pisapia prega il conduttore Giovanni Floris di provare a spiegare la sua appartenza politica. “Ho capito, lei è un arancione come De Magistris” – commenta la Carfagna – “però un arancione un po’ più rosso. Vogliamo dire così?”. “Non faccia la spiritosa, perché non lo è”, risponde Pisapia. “‘Non faccia la spiritosa’ lo dice a sua moglie o a sua sorella, non a me” – sbotta la parlamentare del Pdl, tra i commenti di disapprovazione in studio. Anche la docente di filosofia, Elena Pulcini, viene bollata dalla Carfagna come “comunista” a seguito di una sua analisi sui drammatici postumi del berlusconismo. Un nuovo scontro tra la Carfagna e Pisapia si registra nella discussione sull’Imu. “L’abolizione dell’Imu” – afferma la deputata Pdl – “dà fastidio perché l’hanno voluta Berlusconi e il Pdl. Per strada mi capita di sentire persone che ringraziano questo governo perché ha ridotto le tasse“. Nel finale, la Carfagna attacca nuovamente la categoria dei “magistrati politicizzati” e bolla “Il Fatto Quotidiano” come suo organo di stampa

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