Durante quest’estate torrida i giornali italiani sono zeppi di notizie di politica interna, persino i palinsesti estivi, tradizionalmente dedicati alle vacanze ed al divertimento, sono invasi da politici e giornalisti che, invece di prendere il sole al mare, trascorrono le vacanze sotto i condizionatori d’aria dei loro uffici per far politica. Ma i risultati sono scarsissimi.

La stampa estera, che ha dedicato qualche pagina al nostro paese dopo la condanna di Berlusconi, considera l’Italia un paese intrappolato in un limbo istituzionale dal quale difficilmente riuscirà ad uscire usando gli strumenti della democrazia. Che significa? Che molti si aspettano un autunno caldissimo, con manifestazioni e scioperi ad oltranza. Ma si tratta di un’analisi che si applica a nazioni dove la democrazia funziona e questo non sembra essere il nostro caso. Piuttosto bisognerebbe parlare di un limbo esistenziale, una trappola mentale della cui esistenza pochi sono consapevoli.

A parte la legge elettorale che permette ad una manciata di leader politici di decidere tutta la composizione del parlamento, ed il vergognoso tentativo di riscrivere la costituzione a favore delle stesse élite che detengono il potere politico ed economico (quel poco che è rimasto), il problema fondamentale degli italiani è l’ignoranza rispetto ai problemi reali del paese. Alla domanda rischiamo di implodere come la Grecia, la Spagna o il Portogallo nessuno ha saputo o sa rispondere con chiarezza o competenza. Di chi la colpa? Della stampa di sinistra (che poi non si capisce bene cosa significhi oggi questa connotazione da guerra fredda), sostengono i seguaci di Berlusconi, delle televisioni di Berlusconi gridano gli antiberlusconiani. Il fulcro è sempre lui: Silvio Berlusconi. Visto dall’estero l’Italia assomiglia più ad uno stadio dove nella curva sud si fa il tifo per Berlusconi ed in quella Nord per chi lo sfida.

Il Financial Times ha parlato di una spaccatura simile a quella della Firenze dei Guelfi e Ghibellini, dove la politica e l’economia si sono fuse in un astio ancestrale che porta la gente a comportarsi irrazionalmente. Si potrebbe perfino parlare delle vecchie tribù, costruzioni sociale dove l’individuo si sente protetto dal gruppo in un mondo essenzialmente ostile.

E forse proprio questa è la spiegazione che si avvicina di più alla realtà che oggi vivono gli italiani, a quel limbo esistenziale dove da quasi 30 anni ci siamo persi. Nel bene e nel male Silvio Berlusconi rappresenta uno spartiacque esistenziale nell’immaginario collettivo di un paese che ha un ricordo ancora vivo della povertà in cui versava nel dopoguerra. Un paese che intuisce, ma non capisce perché, oggi sta scivolando lungo quella stessa china. Il motivo non è genericamente la ricchezza di un singolo italiano ma le dimensioni straordinarie di questa stessa.

Questa settimana la Bloomberg ha pubblicato i dati relativi all’aumento della ricchezza dei 200 uomini più ricchi al mondo, Berlusconi con 1,5 miliardi di dollari era al 33esimo posto, davanti al leggendario e filantropo Warren Buffet. Il suo patrimonio è aumentato del 26 per cento ed ammonta a 7,6 miliardi di dollari. La sua ricchezza è aumentata del 26 per cento mentre il Pil italiano è sceso del 2,6 per cento, questo è il dato più importante perché contribuisce a creare l’illusione che l’economia italiana, nel bene e nel male, dipende o è Silvio Berlusconi.

A prescindere da come Berlusconi abbia accumulato tanti soldi, il fascino esercitato dalla sua ricchezza è straordinario e polarizza il dibattito politico, le lotte politiche ed anche l’economia. Ecco perché non si parla abbastanza della reali condizioni del paese, ma troppo di quello che Berlusconi dice, vuole fare o farà. In nessun’altra nazione occidentale esiste un fenomeno analogo, bisogna andare nella Russia di Putin per imbatterci in un personaggio simile. Ed infatti nella Russia di Putin, come in Italia, la popolazione non ha una percezione corretta delle condizioni condizioni economiche, politiche e sociali del paese.

Come se ne esce da una situazione del genere? Mettendo Berlusconi e la sua ricchezza nell’angolo. Certamente non trasformandolo in un martire agli occhi della sua tribù ma iniziando ad ignorarlo. E’ stato condannato? Bene che sconti la pena, noi andiamo avanti. Certo questo comporta un nuovo governo, forse anche nuove elezioni, un cambio radicale della classe politica – visto che quasi tutti hanno fatto accordi con Berlusconi -, ma da qualche parte bisogna pur cominciare se si vuole evitare che gli italiani tornino a vivere come i loro nonni, nella povertà.

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