L’Abruzzo spalanca le porte ai nudisti, nella speranza di aumentare l’afflusso di turisti da tutta Europa e rimettere in sesto un settore traballante. Il Consiglio regionale ha rotto gli indugi approvando il progetto di legge per “valorizzare il turismo naturista” nell’intera Regione. Spiagge, rive di laghi e fiumi, boschi: saranno i Comuni a individuare gli ambienti naturali di proprietà del demanio, o di enti pubblici, da adibire alla libera pratica del naturismo. Il tempo a disposizione per individuare gli spazi adatti è di centottanta giorni dall’entrata in vigore della legge. “Le aree pubbliche per i naturisti”, si legge nel testo, “oltre che essere lasciate alla libera e gratuita fruizione, nella misura non superiore al 50 per cento, possono essere concesse a privati, associazioni e organizzazioni che ne garantiscano il buon funzionamento, eventualmente applicando le tariffe previste dalla normativa”.

Una rivoluzione dal sapore sessantottino che punta ad attrarre un gran numero di turisti, tutti fautori della vita all’aria aperta in déshabillé. I nudisti infatti dicono no ad ogni tipo di indumento e accessorio, per entrare in armonia con la natura circostante. Ufficialmente, in Italia sono più di cinquecentomila gli amanti del genere, molti dei quali si riversano nelle spiagge dedicate del Gargano e dell’Emilia Romagna. Le stime reali parlano però di numeri ancora più alti. Prendendo in considerazione anche coloro che non sono iscritti alle associazioni ufficiali, come l’abruzzese Anab, e coloro che praticano solo all’estero o solo occasionalmente, si supera il milione di persone. Ma la fetta più grossa è rappresentata dal turismo d’oltralpe. In Europa le strutture ricettive sono concentrate soprattutto in Francia, Spagna, Croazia, Olanda, Germania, Danimarca e Belgio. Spiagge, campeggi e villaggi-vacanze fanno affari. Il naturismo viene promosso e incentivato anche attraverso la pubblicità, finendo così per rappresentare un valido contributo al settore turistico.

Da oggi, l’Abruzzo si propone come valida alternativa alle mete ormai divenute ordinarie, almeno sulla carta. Troppo presto per fare il bilancio del successo dell’iniziativa: bisognerà vedere come verrà recepita dalle amministrazioni comunali. Il testo, approvato dal consiglio regionale nella seduta dello scorso 30 luglio, è stato sottoscritto in maniera trasversale: da Rifondazione comunista al Pdl, passando per il Pd. “A volte si possono fare cose intelligenti per promuovere il turismo, usando il cervello e non il cemento”, afferma Maurizio Acerbo (Prc), uno dei firmatari della legge che, nell’articolo 1, definisce il naturismo come “un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente”.

Ma come l’hanno presa i sindaci? Per Luigi Albore Mascia, primo cittadino di Pescara, “la città ha qualche difficoltà a proporsi come oasi per i naturisti, a causa delle caratteristiche della sua riviera che non permettono la salvaguardia della riservatezza. La regione però ha luoghi adatti e può diventare un punto di riferimento europeo. E poi, anche gli abruzzesi hanno una passione per il naturismo, che è un turismo civile e moderno”. Si dice “privo di preconcetti” anche il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio. “In molti paesi, come la vicina Croazia”, dice, “il naturismo esiste da sempre e nessuno ne è infastidito. Questa legge regionale incide su costume e cultura e concede l’opportunità, a chi sta crescendo e deve formarsi un carattere, di farlo ancora più liberamente. Io sono pronto a concedere aree”, conclude Di Primio, “ma con cautela e attenzione, nel rispetto di tutti. Parliamo però dell’Italia, paese bigotto: e se in Croazia si fa naturismo, qui ci danno fastidio pure i racchettoni”.

di Melissa Di Sano

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