Tutto come previsto. Il Senato respinge la sfiducia al ministro dell’interno Angelino Alfano per il caso Ablyazov. Il partito democratico segue gli ordini del Colle e ingoia il boccone amaro. “Non ci si avventuri a staccare spine o creare vuoti”, aveva detto durante la cerimonia del Ventaglio, Giorgio Napolitano, aggiungendo: “Se cade il governo i contraccolpi sarebbero irrecuperabili”. Così sono stati duecentoventisei i voti contrari alla sfiducia, 55 a favore dai banchi del Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia e Libertà, tredici gli astenuti. Pippo Civati, il deputato democratico che ha accennato una rivolta: “Siamo commissariati dal Quirinale”, ha scritto sul blog. Ma nonostante i mal di pancia, il risultato è stato l’astensione di alcuni senatori della Lega Nord e di un gruppo Pd. Nella lista di chi ha osato andare contro le indicazioni dell governo delle larghe intese ci sono Laura Puppato, Lucrezia Ricchiuti e Walter Tocci. Non hanno partecipato al voto, usciti al momento della chiamata.

Responsabilità e trasparenza, i principi invocati dal premier Enrico Letta. Qualcuno però ha provato a reagire e non tutti hanno accolto con tolleranza l’indipendenza dei colleghi del partito democratico. Ad attaccare i “dissidenti” è il senatore Stefano Esposito: “E’ inaccettabile”, dice “che non abbiano seguito la linea indicata dal gruppo e non abbiano partecipato al voto sulla sfiducia ad Alfano. Non puoi stare in un partito per sputargli addosso, non possiamo andare avanti con gli abbonati alle posizioni in dissenso. Vuoi fare l’eroe? Vuoi il voto di Grillo? E allora vattene con Grillo”.

Se la faccia la perde uno, che lo facciano tutti, è il concetto che ripete Eposito: “Ora basta. Ieri abbiamo discusso quattro ore e oggi abbiamo votato la fiducia a Letta e scaricato Alfano: è chiaro? Ma cosa siamo noi che abbiamo votato come ci ha chiesto il gruppo, dei cretini? Siamo tutti dei cretini? La loro mancata partecipazione al voto non si motiva: l’intervento di Zanda li rende ridicoli”. E se la prende con quello che chiama il “mandante”: “Gli astenuti sono tutti civatiani, capisco che Civati voglia fare il suo gruppo. Ma a questo punto cosa si candida a fare alla segreteria se non gli piace il partito?”.

C’è un regolamento, e a quello bisogna attenersi, una decisione condivisa e che qualcuno non ha rispettato, ha concluso Esposito. “Mercoledì 23 luglio”, ha annunciato su twitter, “è stato convocata urgentemente una riunione al Senato se non saranno assunti provvedimenti io uscirò dal gruppo”.

Chi minimizza è invece Luigi Zanda, capogruppo in Senato del Partito democratico e autore di un discorso che ha lanciato molte accuse al ministro dell’interno: “Ci incontreremo, ma sarà una semplice riunione organizzativa”. In molti non hanno apprezzato le parole del senatore, tanto che Silvio Berlusconi ha commentato: “Alla fine pensavo che il senatore avrebbe votato sì alla mozione. Non mi sono piaciuti quegli attacchi”. L’esponente del Pd al momento del suo intervento in Senato non ha abbassato i toni, ma chiesto trasparenza e una riflessione allo stesso Alfano: “Valuti se ha tempo per svolgere i tre ruoli di ministro, segretario del Pdl e di vicepremier”. E ha concluso invocando l’applauso per il bel gesto di Josefa Idem, ministro dimissionaria appena un mese prima. “Un gesto di generosità politica”, che qualcun altro non è riuscito a fare.

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