Le conversazioni tra genitori dei figli nella stessa classe non sono tra quelle che rimangono più in memoria, spesso ci metti buona parte dei primi mesi dell’anno scolastico per ricordarti anche solo il nome delle altre mamme e papà, il resto del quadrimestre serve per collegare quei nomi ai volti dei bambini.

Come sempre, poi, ci sono le eccezioni: a me è capitato con il lavoro della mamma di un compagno di mio figlio: mi ha incuriosito fin dall’inizio, probabilmente perché era la prima volta che ne sentivo parlare. Nonostante le sue spiegazioni, rubacchiate tra una riunione di classe e l’altra, mi ricordavo il nome del suo lavoro ma non riuscivo veramente a coglierne il significato reale, in poche parole cosa vuol dire fare il facilitatore visuale?

La mia curiosità e il suo entusiasmo, rinnovato a ogni nostro incontro, finalmente mi hanno chiarito le idee e mi hanno anche aperto uno sguardo verso il mondo delle nuove professioni… perché se è vero che in giro c’è meno lavoro “tradizionale” è anche vero che sento sempre di più nominare lavori nuovi, sconosciuti fino a pochi anni fa, almeno in Italia. Insomma Sara e la sua socia Monica si occupano di Facilitazione Visuale. E cioè? Cioè, in parole mie e veramente povere, traducono in immagini concetti di diversa natura. Un esempio tra tanti: un’azienda di qualunque tipo deve fare un convegno tra i suoi dipendenti/venditori per spiegare i nuovi prodotti o i nuovi servizi o anche solo per un’esigenza di rafforzamento motivazionale. Bene, Sara e Monica, presenti al convegno, traducono in tempo reale, anche in formato digitale, gli interventi in immagini. A cosa servono queste immagini? E’ un modo nuovo, leggero, chiaro e divertente di comunicare, di facilitare la comprensione della comunicazione in corso e di coinvolgere. E ancora, può essere una strategia utilissima durante gli incontri internazionali, durante i quali ci si muove tra culture e lingue diverse: il disegno diventa immediatamente il linguaggio universale di facile comprensione per tutti.

Questo è quello che ho capito della Facilitazione Visuale dopo qualche conversazione con Sara, ma sentivo che mi mancavano comunque dei pezzi, lei nominava anche termini come coaching e parlava di risoluzione dei conflitti all’interno di un team. Così ho cercato un po’ su internet e la nebbia, finalmente, si è diradata: la Facilitazione Visuale è un metodo, più che una professione, uno strumento di lavoro che permette di progettare o sviluppare un’idea (di qualunque natura) con chiarezza ed efficacia, fissando i concetti chiave e definendo strategie di lavoro.

E alla fine ho capito anche il motivo della mia difficoltà nell’afferrare cosa facesse davvero Sara nella vita (sono dovuta arrivare al primo quadrimestre della terza elementare dei nostri bambini per avere le idee più chiare): è un lavoro che non si può spiegare a parole, anzi la parola orale è una contraddizione nella comprensione della Facilitazione Visuale, meglio guardarsi qualche video:

P.s Prima che fioriscano commenti su quanto sia “marchettaro” questo post non voglio dimenticare di citare il sito dell’altro gruppo che si occupa di Facilitazione Visuale oggi in Italia:

…ebbene sì, per ora sono davvero pochi, quindi forse potrebbe essere una buona idea?

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