Quntiliano? “Una mezza via. Luca Canali, scrittore e latinista, non è totalmente soddisfatto della scelta del ministero di proporre agli studenti del liceo classico un brano tratto dall’ “Institutio Oratoria” dell’autore latino. “Personalmente, però, non lo avrei mai scelto, perché Quintiliano era un grande critico letterario e un bravissimo docente, molto preparato. E si sa, i grandi maestri a volte scrivono in modo molto ricercato“. 

Tuttavia, ammette il latinista, la versione della seconda prova “mi sembra sia abbastanza semplice, anche se con qualche trabocchetto: la sintassi è abbastanza chiara, ma ci sono molti virtuosismi ed espressioni ricercate”. Insomma, una “scelta a metà strada, nè buona, nè cattiva. Ma definirla ‘abbordabile’ mi sembra troppo”. 

L’opera da cui è stato tratto il brano poi è uno scritto fondamentale, un insegnamento dell’arte oratoria. “E’ un’opera che può essere considerata ancora attuale, certe norme contenute sono eterne. Se gli studenti la leggessero con calma, senza la preoccupazione di doverla tradurre, coglierebbero l’insegnamento di Quintiliano”. 

Quando si sono trovati di fronte all’autore dell’Institutio Oratoria, molti studenti hanno tirato un sospiro di sollievo. La vigilia era stata caratterizzata dalla paura che venisse selezionato un brano di Tacito, grande spauracchio di tutti i maturandi del liceo classico. “Certo – spiega Canali – Tacito è il più grande scrittore della letteratura latina, i suoi brani commuovono e sconvolgono. Però è molto più difficile da tradurre, perché è molto asciutto, ha uno stile caratterizzato dalla variatio”. 

E allo scrittore non è piaciuta totalmente neanche la selezione delle tracce della prima prova. “Mi sembra che quella su Magris sia stata molto frequentata dai ragazzi, ma io non l’ avrei fatta. Invece quella sugli omicidi politici mi è sembrata senza senso. Agli studenti, invece, sembra che sia piaciuta, ma probabilmente avranno divagato sul piano morale”.

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