Serafico, sorridente, imperturbabile; un uomo di mondo dall’aria vagamente fané, o forse, a pensarci meglio, già implicitamente autoironico nell’immagine televisiva. Barba, riporto e foulard. Questo è Massimo Catalano, morto ieri nella sua casa di Amelia, in Umbria, all’età di 77 anni. Sarebbe meglio buscarsi l’influenza e guarire con un’aspirina che dover lottare invano per un anno contro un male incurabile, come avrebbe chiosato lui. Invece è andata al contrario, anche se il re dell’ovvio, dispensatore di immortali massime sui divani di Quelli della notte “è destinato a rimanere nel nostro lessico, e dire catalanata ormai è diventato un modo di dire per tutti”, come ha dichiarato il suo mentore Renzo Arbore.

Arbore lo aveva scovato nelle cantine romane dove si improvvisava il jazz; fin dagli anni Sessanta Massimo suonava la tromba nel gruppo dei Flippers . Era scritto che dovesse passare alle jam session umoristiche del salotto che resta il capolavoro di Arbore, un salotto affollato di personaggi tutti sconosciuti al grande pubblico (e tutti destinati a diventare celebri). Nella Raidue del 1985 Quelli della notte fu la prima parodia del talk show quando ancora i talk show si potevano prendere in giro (quello di Costanzo era appena partito su Rete4). C’era chi si trasformava in macchietta fissa, come il comunista di Maurizio Ferrini o il Fra Antonino da Scasazza di Nino Frassica; chi trasferiva di peso la propria carica surreale, come Mario Marenco, e chi, come Roberto D’Agostino, si inventò la critica di costume, e già che c’era anche se stesso.

Catalano, seguace di Lapalisse, si limitava a interloquire nei grandi dilemmi della vita posti dal filosofo Riccardo Pazzaglia, piazzando l’affondo definitivo: “È meglio lavorare poco e fare tante vacanze, piuttosto che lavorare molto e fare poche vacanze”. Dopo quell’exploit geniale, che genialmente Arbore non volle mai ripetere, cominciarono i mille e uno tentativi di imitazione di Quelli della notte, e i confronti imbarazzanti non si sono mai interrotti, anche ora che la politica si è impadronita del talk show, ora che le due entità sono inseparabili in natura (checché ne pensi il senatore Mastrangeli).

Ora che ogni sera, a sentire le pensose dichiarazioni di onorevoli e analisti, viene da rivalutare la saggezza di Massimo Catalano. Meglio dire ovvietà in serie prendendosi in giro, che spararle sempre più grosse prendendosi sul serio.

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