Nei primi tre mesi del 2013 il saldo tra aperture e chiusure di imprese è stato di meno 31.351 unità, il peggior trimestre dal 2004. E’ quanto emerge dai dati Unioncamere, che evidenziano come “era andata meglio persino nel primo trimestre dell’annus horribilis della crisi, il 2009, quando il bilancio tra aperture e chiusure di aziende era stato negativo per poco più di 30mila unità”.

“Questi numeri impongono all’attenzione di tutti l’urgenza di interventi concreti per la crescita e l’occupazione“, ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Lo stallo politico determinatosi a seguito dei risultati elettorali pesa. Mi auguro che subito dopo il passaggio dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, il Parlamento sia messo immediatamente in condizione di operare per approvare provvedimenti a sostegno dell’economia reale: per ridare credito alle imprese, per favorire l’assunzione delle migliaia di giovani in cerca di un’occupazione, per semplificare la vita a imprese e cittadini che non ce la fanno più a fare miracoli”.

A determinare il record negativo sono stati un’ulteriore diminuzione delle iscrizioni al registro delle imprese rispetto allo stesso periodo del 2012 (118.618 contro 120.278) e un ancor più sensibile balzo in avanti delle cessazioni (149.696 contro 146.368). Conseguentemente, il tasso negativo di crescita del trimestre (pari a -0,51 per cento) risulta il peggiore dell’ultimo decennio.

A pagare il prezzo più caro sono stati, ancora una volta, gli artigiani: le 21.185 imprese artigiane che tra gennaio e marzo sono mancate all’appello rappresentano, infatti, oltre due terzi (il 67,6 per cento) del saldo negativo complessivo del trimestre. Rispetto al primo trimestre del 2012 – quando il bilancio del comparto (-15mila imprese) aveva eguagliato in negativo quello pessimo del 2009 – il saldo dei primi tre mesi del 2013 segnala dunque un peggioramento di quasi il 40 per cento.

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