Sono contento che oggi sia crollato l’oro. Il tonfo è stato dell’8%, con un ritorno ai prezzi del febbraio 2011, intorno ai 1.360 dollari l’oncia. E pensare che solo due settimane fa Graham Tuckwell, presidente di Etf Securities, il primo a lanciare un Etf su oro fisico dieci anni fa, aveva detto che l’oro segnerà nuovi record storici, raggiungendo i 4.000 dollari l’oncia. Un futuro radioso. Peccato che siano stati proprio gli Etf a spalancare le porte agli investimenti nel metallo prezioso da parte di sciami impazziti di piccoli risparmiatori, attratti dal nuovo babbo natale con “prospettive di rendimento interessanti” e rischi elevati, ma scritti in piccolo, molto piccolo, sotto i termini e le condizioni di acquisto da flaggare velocemente, prima che scenda il prezzo. Prima che occasioni irripetibili, appunto, non si ripetano più. Con gli Etf è diventato possibile puntare sull’oro senza doversi prendere la briga di accumulare i lingotti. Tanto è oro di carta. Bastano poche decine di euro, un computer e una piattaforma di trading online. Si comprano derivati, certificati che ne replicano l’andamento e quando l’oro sale si guadagna e se scende si perde. Potrebbe essere qualsiasi altra cosa – e molto spesso lo è – zucchero, cacao, nichel, platino. Mica serve per fare anelli, collane, bracciali. Serve per fare una scommessa, una come tante, giorno e notte, a qualsiasi ora, perché c’è la crisi, i bot rendono poco, le borse ballano e tutto il resto è noia. E poi l’oro è l’oro. Puro, perfetto, duttile e malleabile. E che importa se poi non lo vedo, non lo tocco, non ne sento il peso. E’ un ideale, una religione.

Da mesi il prezzo dell’oro era salito sulle montagne russe. E il tassista diceva che non vendeva e l’idraulico che teneva duro. “Vendo a 1.600”, sussurrava il panettiere tra un filoncino e una torta alle pere. E intanto l’esperto di turno rassicurava tutti: “è solo una battuta d’arresto temporanea. La corsa non è finita”.

Poi è bastato che la Cina rallentasse un po’ la corsa, che Cipro dicesse che vuole vendere un po’ di riserve, che si rafforzasse un po’ il dollaro e che Goldman Sachs ammettesse che, in effetti, il metallo prezioso non va più come una volta e che il futuro è grigio e popolato di orsi. Ed è venuto giù tutto. La bolla è scoppiata. Per il tassista, l’idraulico, il panettiere, il pensionato, il problema si è risolto da solo. Anche per il finanziere George Soros, che ha venduto tutto, prima del crollo. Giusto in tempo.

Gli altri raccolgono i cocci e, nel frattempo, come suggerisce su twitter l’economista Nouriel Roubini, l’oro possono provare a mangiarlo. Eat your gold. E chissà che la prossima volta non imparino la lezione.

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