Servirebbe Charles Aznavour con la sua “E io tra di voi…” per commentare lo scontro a tre tra Massimo Moratti, Adriano Galliani e Paolo Bonolis dopo i supposti torti arbitrali subiti dall’Inter domenica sera. Il conduttore di Canale 5, intervistato da Inter Channel e rilanciato sul sito dell’Inter, aveva lanciato l’accusa alla squadra di proprietà del suo datore di lavoro: “E’ una sceneggiatura già scritta per mandare in Champions il Milan”.

Apriti cielo. Non si è fatta attendere la reazione di Galliani: “Le dichiarazioni di Bonolis, oltre che prive di qualsiasi fondamento, appaiono di eccezionale gravità”. Moratti, intanto, dichiara con la solita sorniona paciosità che no, non ha cambiato idea sull’arbitro (aveva parlato di “malafede”). Una diatriba alla Aldo Biscardi tra le due squadre di Milano, con in mezzo Paolo Bonolis, in evidente conflitto di interesse tra la squadra del cuore e l’azienda del portafoglio, che d’un tratto si è trovato nelle scomodissime vesti di responsabile comunicazione dell’Inter.

Chi gliel’ha fatto fare, al povero Bonolis, di mettersi contro il Biscione (calcistico e mediatico) che tanto lo coccola sugli schermi e sul conto in banca? Se Galliani si mette a litigare con un ragazzino sugli spalti, figurarsi se non si scaglia contro il conduttore di “Avanti un altro”…

Ma ormai la potenza di fuoco rossonera è stata dispiegata e Milan Channel ha definito Bonolis “ventriloquo di Moratti”. Il calcio è una brutta bestia e il tifo acceca. La prossima volta Bonolis ci pensi due volte prima di attaccare il Milan. Si scagli contro la Juventus, se proprio deve. Lì l’Inter ha una tradizione gloriosa. Hai visto mai che ci scappa qualche altro scudetto a tavolino?

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Servizio Pubblico, stasera puntata speciale con il reportage “Un Paese fuori di testa”

next
Articolo Successivo

Crisi, Emmott: “Italia al collasso, Beppe Grillo è un rantolo di fine corsa”

next