I signori del Pd sono tutti lì, aggrappati al lampadario come Kathleen Turner e Michael Douglas ne “La guerra dei Roses”. Stanno per precipitare e morire. Politicamente, si intende.

E tutto solo per far male all’avversario interno, per una faida infinita che dura da più di vent’anni. Da un lato c’è D’Alema, dall’altro Veltroni. E ora c’è un terzo lato, nuovo anagraficamente e anche nei contenuti, ma vecchio nei metodi di confronto dentro il partito: Renzi.

Intanto, su Twitter si allenano i nuovi Tafazzi del centrosinistra, i giovani turchi e gli spartani, i renziani e gli ultimi giapponesi veltroniani. Se le danno di santa ragione, dimostrando che nel Pd c’è una continuità encomiabile nel darsi le martellate sulle balle. Son fatti così, che ci vuoi fare…

Sul banco degli accusati oggi c’è il giovane e rampante bersaniano Tommaso Giuntella, colpevole di aver raccontato al Fatto le mancanze colpevoli della comunicazione piddina. Lui si è già affrettato a smentire tutto, ma il fuoco amico è già iniziato.

È un redde rationem, l’ennesimo, che dimostra una volta di più come la sinistra sia totalmente incapace di fare autocritica e di cambiare rotta.

È la scena finale de La guerra dei Roses in salsa democratica. Il lampadario si sta per staccare. Spostiamoci, noi che possiamo, o verremo travolti insieme a loro.

 

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