Altra giornata di sangue in Siria. Un bombardamento ha colpito la facoltà d’Ingegneria dell’Università di Aleppo e ha causato decine di morti. Secondo il bilancio divulgato dal governatore della seconda città siriana, Mohamed Wahid Akkad, le vittime dell’attentato sarebbero almeno 80, con oltre 160 feriti. “E’ stato un attacco terroristico, che ha preso di mira gli studenti nel loro primo giorno di esami”, ha aggiunto Akkad. L’agenzia di stampa ufficiale del regime “Sana”, ha diffuso un comunicato secondo il quale alcuni “gruppi armati”, termine con il quale i media di Damasco indicano i ribelli, hanno lanciato due razzi contro l’edificio “provocando il martirio di un numero imprecisato di studenti”.

Opposta la versione degli attivisti: secondo i membri del Comitato generale della Rivoluzione si sarebbe trattato di un “bombardamento aereo del regime” e i morti sarebbero almeno 46. Un conteggio tragico, che ben fotografa la situazione surreale in cui si trova il paese e Aleppo in particolare. Dopo mesi di cassadombattimenti quotidiani, il confronto nella capitale economica del paese tra lealisti al regime di Damasco e insorti è giunto a un punto morto e ciascuna fazione controlla soltanto una parte della città: l’ateneo si trova nel territorio presidiato dall’esercito governativo.

Intanto il bilancio delle vittime in tutto il Paese cresce di ora in ora: sarebbero almeno 133 i morti negli scontri. Oltre all’attacco all’Università di Aleppo, una serie di raid aerei sono stati condotti sui sobborghi di Damasco e nella provincia di Homs.

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