C’è un sud del Sud, dove la verità nasce per ostinazione.

Daniele Paternò Esposito, la passione per la verità non l’ha mai persa, lavorando ogni giorno, come operaio, come elettricista, da nord a sud, e ogni notte però Daniele scrivendo.

La storia che racconta è  inizialmente il racconto di una perdita, fra le più dure che un uomo posso affrontare.

E’ il racconto del padre di Daniele, lavoratore dipendente presso quell’ impianto clorosoda del polo petrolchimico di Gela, che poi qualcuno avrebbe ribattezzato “reparto killer”. E’ in quel reparto che il padre di Daniele si ammala di una malattia terribile, che brucia i tessuti e le consuma le ossa.  La grande storia di Daniele inizia nella notte d’ottobre in cui suo padre muore, ucciso dal tumore.

Daniele  emigra, in cerca di lavoro. Torino, Genova, l’ Olanda, le fabbriche del Veneto. Contratti brevi e lavoro duro.

 Daniele sente che deve scrivere, e lo fa come gli scrittori, da solo, nel cuore della notte. E’ scrivendo che si riappropria della sua storia mancata, raccontando di come le ossa delle braccia del padre che lo lanciava in aria da bambino, siano diventate velocemente fragili come cracker, o di quando, tutti insieme, gioirono per la vittoria azzurra al mondiale di calcio.

Nel mentre c’è un processo in corso a Gela. Daniele contatta il magistrato Felice Casson, cerca consulenti che possano chiarire ai giudici il legame fra il clorosoda e la malattia del padre. 

Nel 2011 la famiglia di Daniele vince la causa civile, e ottiene il primo risarcimento.

Daniele sa che la sua battaglia non è finita. Durante le ferie di Agosto Daniele lascia perdere l’ombrellone e scrive gli ultimi capitoli del libro. Il libro è pronto, ma nessun editore sembra disposto ad aiutarlo. Difficoltà legali, troppi nomi, troppe faccende scomode, che infondo a chi volete interessino. Non trattiamo questo tema, gli diranno.

Dopo quindici rifiuti, Daniele decide di fare da se. Vuole che il libro esca il 16 Ottobre, un tributo alla memoria di suo padre, il piccolo uomo con una grande storia. Dei soldi, non gli importa. Non di guadagnarli, ma nemmeno di perderli. Così con i risparmi del suo lavoro,  Daniele auto produce la Grande storia di un piccolo uomo, in cui racconta di come, dalla violenza e dal male, possa nascere il desiderio della giustizia e della verità. Piano piano, in molti cominciano a interessarsi alla faccenda. Il libro esce nelle edicole, fa rumore. Daniele gira tutta la Sicilia, nelle scuole, nelle librerie, presentando l’opera  con l’aiuto di avvocati e giornalisti.

Il libro piace. In quella semplicità, c’è una storia che appartiene a tutti.

E’ la storia dell’ Ilva di Taranto,dell’ eternit di Casale Monferrato, di Porto Marghera .E’ la storia del rapporto irrisolto fra lavoro e salute, industria e sviluppo, uomo e capitale.

Accade anche qualcosa di inatteso. Sono passati due mesi dall’uscita del libro, e dalla Procura di Gela parte la nuova indagine che porterà a un nuovo processo penale sui fatti dello stabilimento cloro-soda. L’accusa, per i dirigenti, è di omicidio colposo e lesioni personali aggravate. Le vittime, sono 117 ex dipendenti, fra cui il padre di Daniele.

La storia di Daniele ha superato adesso la narrazione del libro. Le parole scritte hanno dettato un nuovo capitolo alla realtà

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