Hanno marciato per il centro di Bologna in 150, bloccando il traffico dei viali e protestando contro lo sgombero dell’ex clinica Beretta, occupata due settimane fa. “Non vogliamo posti letto nei dormitori, vogliamo una casa”. Al megafono attivisti del sindacato Asia-Usb ma anche persone che la casa l’hanno persa a causa della crisi. “Questa mattina ci hanno sgomberato – spiega Abdel, il nome è di fantasia – Come soluzione ci hanno proposto il dormitorio, ma io lo conosco il dormitorio e non è dignitoso. Preferisco stare in tenda che in un inferno”.

In totale sono state 12 le persone denunciate per l’occupazione dell’ex clinica, ma nello stabile di proprietà dell’Ausl avevano trovato un tetto in una cinquantina. Alcuni da anni senza una casa, altri appena usciti dal loro appartamento per non essere più riusciti a pagare l’affitto. “Se non hai un aiuto e subisci uno sfratto è facile trovarti in strada -spiega un’attivista di Asia-Usb – L’emergenza casa in questa città è sempre più grave. Eppure ci sono tantissimi stabili sfitti. Chiediamo che il Comune trovi una soluzione stabile per queste persone”.

L’assessore al welfare Amelia Frascaroli ha spiegato che lo sgombero “non arriva dalle istituzioni ma dalla Procura che si è mossa autonomamente. Alle famiglie con minori offriremo una sistemazione temporanea. Per gli altri se lo vogliono ci sono i dormitori”.

Il corteo si è concluso di fronte alla Procura di Bologna: “Vergogna a quel magistrato che ha deciso lo sfratto. Vergogna agli agenti che lo hanno eseguito. Buttare gente in mezzo alla strada non è né giusto né lecito. Quello stabile era inutilizzato. Che senso ha uno sfratto?” A presidiare l’ingresso della Procura, ormai vuota, una squadra di agenti in tenuta anti sommossa.

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