Franco Bernabè prende ancora tempo, con buona pace di chi paga il conto in bolletta. Chi ancora si aspettava grandi rivoluzioni in Telecom Italia per oggi rimarrà parecchio deluso. Il terremoto in Parlamento e la conseguente incertezza politica non deve aver certo aiutato il consiglio di amministrazione del gruppo, se dopo sette ore di riunione sono arrivate due non decisioni e una delibera ormai scontata. Nell’ordine: primo nessuna posizione netta sulla rete, bensì il conferimento del mandato ai manager del gruppo di “verificare le condizioni per un’eventuale partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti al capitale di una società da costituire per la gestione della rete d’accesso”. Lo stesso Bernabè, nelle scorse settimane, aveva invece detto che entro fine anno avrebbe deciso se procedere o meno con lo scorporo.

Secondo, nessun compratore scelto per La7, dopo che il consiglio di amministrazione “ha esaminato le due offerte ricevute” da Cairo e i fondi Clessidra di Claudio Sposito ed Equinox di Salvatore Mancuso e, quindi, “ha dato mandato al management di negoziare delle condizioni migliorative al fine di presentare al cda delle offerte vincolanti definitive”.  Anche qui, però, la scadenza era stata inizialmente fissata per fine anno. I manager, invece, avevano già verificato l’offerta da 3 miliardi di euro presentata all’inizio di novembre da Naguib Sawiris, interessato a investire in Telecom. A seguito delle verifiche, si è quindi deciso di non procedere ulteriormente. 

Il consiglio ha infine preso atto dell’avvio di un programma di aggiornamento complessivo del compliance program del gruppo, con focus sul Codice etico e di condotta e sul modello organizzativo. Per il Codice etico il testo vigente verrà integrato con alcuni interventi mirati ed entro il 2013 verrà completamente rivisitato. Il cda ha anche adottato una politica specifica come riferimento in materia di “divieto di pratiche corruttive”. 

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