L’avvocato dei boss della ‘ndrangheta lancia in Parlamento l’accusa di voti comprati alle elezioni regionali siciliane di domenica scorsa. E pur non indicando casi specifici, suscita la riposta stizzita dell’Udc, partito uscito vincitore dalle urne in quanto sostenitore del candidato Pd – e icona dell’antimafia – Rosario Crocetta. “Mi si dice che anche nelle ultime elezioni siciliane c’è stata una compravendita di voti. Un voto è stato pagato addirittura 300 euro“, afferema nel suo intervento in aula il deputato di Noi Sud, Elio Belcastro, durante l’approvazione del Ddl anticorruzione. “I prezzi sono fortemente lievitati”, aggiunge il parlamentare calabrese, il cui studio legale assiste i principali boss della ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro: i Piromalli, i Molè, i Bellocco, i Pesce, i Crea. “In Calabria alle scorse elezioni al massimo si era arrivati a 70 euro per un voto“. La rivelazione del parlamentare è contestata da Roberto Rao, deputato dell’Udc, che controbatte: “Se il mio collega o altri fossero davvero a conoscenza di fatti gravissimi come questi, dovrebbero recarsi alla Procura della Repubblica e raccontare tutto quello che sanno. Altrimenti” – prosegue – ” il loro comportamento omissivo e omertoso e le loro insinuazioni striscianti non faranno altro che generare una sensazione di complicità di questo Parlamento con comportamenti gravissimi e deliquenziali come è la compravendita dei voti”. La controreplica di Belcastro non si fa attendere e definisce “intimidazione” l’intervento di Rao. “Sono un uomo libero che denuncia dei fatti gravi” – si difende l’onorevole – “e non credo che Rao voglia tapparmi la bocca. Di ciò che sono a conoscenza sarei anche pronto a riferire”. E continua polemicamente: “Mi sarei aspettato non una denuncia contro chi denuncia, ma una richiesta di approfondimenti ulteriori, uno stimolare le Procure”. Lapidaria la dichiarazione conclusiva del Vicepresidente della Camera, Rocco Buttiglione, che così commenta: “Il deputato Belcastro denuncia politicamente in quest’Aula gli episodi di malcostume, assumendosi la piena responsabilità politica di quello che dice. Ma il cittadino che ha notizie di reato ha il dovere morale di portarle a conoscenza della magistratura”

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